mercoledì 18 ottobre 2017

Il castello di mercoledì 18 ottobre






SAN NICOLA MANFREDI (BN) - Palazzo Sozij-Carafa

San Nicola Manfredi è la principale frazione che dà il nome all’intero comune. Sorge sulle pendici di un colle prossimo al territorio beneventano. Le notizie storiche sul paese si perdono nel tempo, ma è certo che il castello (poi divenuto palazzo baronale) fu già dimora del re Manfredi nel 1251. In quei tempi dimoravano su queste terre circa un centinaio di famiglie, alcune occupavano la zona nei pressi del palazzo, altre abitavano i villaggi vicini, dove oggi si presume sorgano le frazioni del comune di san Nicola Manfredi. Su vecchi documenti è riportato che nel 1420 il castello e le terre circostanti erano di proprietà di Antonio Castelloni di Montefuscoli, e nel 1430 erano passate a Guglielmo Grifo e Catarina Castiglione, proprietari delle terre di Montefuscoli, allora confinanti con quelle di San Nicola. Nel 1531 le suddette terre passarono alla famiglia De Magris e precisamente a Giaso De Magris e a sua moglie Emilia Grifa allora signori delle terre di Santa Maria Ingrisone. L’11 agosto del 1536 Emilia Grifa vendette le terre a Bernardino Carbone di Napoli, riservandosi però il beneficio della ricompera. Il 5 giugno 1537 lo stesso Bernardino Carbone rivendette le terre a D. Giulia Carafa allora marchesa di Quarata, riservando però il vecchio beneficio della ricompera ad Emilia Grifa e Giaso de Magris. Nello stesso giorno infine Emilia Grifa estinse il patto della menzionata ricompera con un documento che prendeva il nome di assenso di pergamena. La signora Giulia Carafa, sciolto il vincolo che incombeva sulle sue terre, fu libera di poterle rivendere a chiunque. Il 25 ottobre, infatti, le rivendette a D. Laudomia di Aquino di Napoli per la somma di 9200 doc*. Infine il 16 gennaio del 1575 la stessa Laudomia di Aquino, insieme con Eligio della Marra , rivendette le sue terre per 9600 doc a Maddalena Gentile, vedova di Marco Angelo Sozij, madre di Leonardo Aniello e Federico, quest’ultimo signore delle terre di Santa Maria a Toro, Pastene e Sellitti. Da quella data le terre che costituivano San Nicola rimasero per molti anni di proprietà della casa Sozij. La costruzione che padroneggia nell’agglomerato urbano è l’imponente e storico edificio che fu già castello intorno all’anno 1000 ed ora è palazzo baronale, dimora della famiglia Sozij Carafa, già padrona del luogo negli ultimi tempi feudali. Ai piedi del colle sorge un altro agglomerato di case, detto san Nicola vecchio, il quale è sicuramente più antico, in quanto in passato dava il nome all’intero luogo. I diurnali di Matteo Spinelli riportano che nel castello di San Nicola dimorò Manfredi dal Gennaio del 1251 fino al 13 Febbraio dello stesso anno. Non è da escludere che per tale accadimento, al paese, che era dipendenza del vecchio san Nicola, si sia aggiunto l’epiteto Manfredi in onore del Re di Svevia. Questa però, è una supposizione, infatti nel cedolario del 1320 non vi è parola al riguardo. Il palazzo baronale, con decreto del 19 maggio 1990, è stato sottoposto a vincolo dalla sovrintendenza ai monumenti di Caserta-Benevento. è divenuto proprietà dell’Ente Comune nel 2005. Gli ultimi lavori effettuati hanno permesso di portare alla luce i dipinti delle sale nella loro primitiva stesura. In conformità al progetto è stato interpellato un restauratore al fine di salvaguardare la serie di stemmi della casata, gli antichi stucchi ed affreschi del ‘700, i medaglioni ed i soffitti a cassettone con bassorilievi in legno intagliati, la travature ricoperte di carta ornata di fregi dipinti, i portali, le finestre ed ogni altro elemento architettonico della casa baronale. Altro link utile: http://www.ilquaderno.it/san-nicola-manfredi-inaugurata-mostra-palazzo-baronale-17344.html.

Fonti: http://www.sannicolamanfredi.gov.it/la-storia.html, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Campania/benevento/provincia000.htm#sannicol,

Foto: la prima è presa da http://campaniachetipassa.myblog.it/media/02/02/3416351052.jpg, la seconda è presa da http://benevento.zon.it/san-nicola-manfredi/

martedì 17 ottobre 2017

Il castello di martedì 17 ottobre






CAROVIGNO (BR) - Torre di Morgicchio

La torre di Morgicchio, che sovrasta l'omonimo complesso masserizio sul lato occidentale, è posta nella fascia interna della marina di Carovigno nello spazio compreso tra la torre di Santa Sabina ed il villaggio della Specchiolla, antica sede di posto marittimo. Essa guarda la torre de li Frascinari ad oriente, quella di Santa Sabina a Nord-Est. Risulta raggiungibile a mezzo di una strada recentemente asfaltata, dopo aver percorso 2 Km dall'incrocio di Santa Sabina, nella direzione di Brindisi. Il complesso masserizio di Morgicchio è dotato di una ben organizzata fortificazione rimasta, in gran parte, allo stato antico. Caratteristici risultano i puntellamenti di protezione a contrafforte della cinta muraria ben visibili nel lato rivolto alla marina. Il complesso si è sviluppato su di una zona pianeggiante e priva di vegetazione che attualmente viene sfruttata per pascolo vaccino. La torre, di forma quadrata, si vede rinforzata agli angoli da blocchi di tufo. La torre è coronata da beccatelli compositi sui quali si erge un parapetto alto più di due metri, da cui era possibile osservare la zona circostante. La torre di Morgicchio venne costruita sugli inizi del sec. XVII per difendere il complesso masserizio ad essa facente capo dalle incursioni di pirati e barbareschi che riuscivano ad eludere la vigilanza nel tratto di mare compreso fra le torri di Santa Sabina e Guaceto. Nel 1628 la troviamo di proprietà di Francesco Mezzacapo della città di Brindisi, il quale, successivamente, la alienò in favore dell'Arcivescovo Scipione Costaguti feudatario di Carovigno. Quando costui morì, prima del 1659, la torre e masseria di Morgicchio furono ereditati dai suoi fratelli, il Cardinale Vincenzo e dai Marchesi Luigi e Giovanbattista. Quindi il complesso masserizio passò ai Castaldo, baroni di Carovigno dal 1661 al 1665. Alla morte di Benedetto Castaldo senza eredi, dopo l'incameramento in favore della Corona, e dopo la messa all'asta di tale Torre e Masseria, venne dichiarato aggiudicatario il Marchese di Serranova Giuseppe Granafei nel 1665.A questi subentrò Michele Imperiali ed il feudo di Carovigno, in mancanza di successori legittimi venne reincamerato dalla Corona che ritenne di dare in fitto la masseria di Morgicchio a Giacomo De Milato. Nel 1792, ancora, la masseria di Morgicchio venne acquistata dal Principe di Frasso Gerardo Dentice. La famiglia Dentice  tenne la torre di Morgicchio per oltre un secolo, e prima della abolizione della feudalità (1806) era custodita da un suo vassallo al quale successero, quali affittuari, altri privati cittadini. Affinché fosse facilmente riconosciuta come facente parte dei loro possedimenti, fu posto, sul portale d'ingresso l'arma rappresentante la famiglia Dentice ("un Dentice d'oro ricurvo su un campo azzurro, contornato da sedici pezzi di ungheria"). Nel 1964 tale nobile famiglia ha ritenuto opportuno vendere tale masseria al signor Lorusso Donato di Locorotondo che ne è tuttora l'attuale proprietario.

Fonti: http://www.lalanternadelpopolo.it/Torri%20Carovigno.htm, http://www.comune.carovigno.br.it/territorio/da-visitare/item/masseria-morgicchio

Foto: la prima è presa da http://www.agendaviaggi.com/cosa-vedere-a-carovigno/, la seconda è presa da http://www.lalanternadelpopolo.it/Torre%20Morgicchio.gif

lunedì 16 ottobre 2017

Il castello di lunedì 16 ottobre






NEIVE (CN) - Torre del castello

Pare debba il proprio nome alla gens Naevia, nobile famiglia romana della quale fu un possedimento: intorno al 100 a.C. era già un insediamento romano significativo, attraversato dalla via Aemilia Scauri, così chiamata dal nome del suo costruttore, il console Emilio di Scauro. Nel Medioevo vi fu eretto un castello fortificato (di cui rimangono oggi solo tratti di muratura laterizia, inseriti nelle abitazioni, ed una torre quadrangolare adibita poi a campanile) e nei suoi pressi venne costruito un monastero di monaci benedettini provenienti dall'abbazia di Fruttuaria nel territorio di San Benigno Canavese. Il paese fu a lungo conteso, nell'età comunale, tra Asti ed Alba; nel 1242 fu però Asti ad assicurarsene il definitivo possesso e ad inserirlo stabilmente nella propria compagine territoriale, della quale seguì tutte le vicende storiche ed i passaggi alle diverse signorie. Alla fine del XIV secolo Luigi di Valois duca d'Orléans e signore di Asti inserì Neive nel Capitanato d'Astesana, una ripartizione amministrativa di comuni strategicamente importanti posti a difesa della Contea astese. Nell'occasione il villaggio fu completamente cinto di buone e solide mura. All'inizio del XVI secolo, nel quadro dei conflitti tra Francesco I e Carlo V, passò alternativamente sotto il dominio di Francia e di Spagna. Nel 1531 Neive, assieme a tutta la Contea di Asti fu annessa da Carlo III al Ducato di Savoia. Dopo una nuova parentesi di dominazione francese, nel 1560 tornò stabilmente ai Savoia con il duca Emanuele Filiberto. Solo verso la metà del XVII secolo, a seguito di una generale riforma delle province del Ducato, Neive fu scorporata da quella di Asti ed assegnata a quella di Alba appena istituita. A seguito della campagna napoleonica d'Italia e la costituzione della Repubblica Cisalpina, nel 1800 ottenne il riconoscimento di "Municipalità". Tornò ai Savoia nel 1814 e seguì le vicende storiche della casata sino alla costituzione della Repubblica Italiana. Il centro storico conserva un impianto medievale che si addensa nella parte alta ove rimangono alcune vestigia del ricetto, anche se l'antico castello andò precocemente distrutto nel 1276, nel corso di una delle tante guerre tra loro i Comuni di Asti ed Alba. Dell'antico borgo si è mantenuta l'atmosfera in virtù delle tortuose stradine acciottolate che si dispongono ad anelli attorno alla sommità dell'altura o che salgono verso la Torre dell'Orologio (XIII secolo), simbolo dell'antica municipalità.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Neive, testo su pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999)

Foto: la prima è presa da www.anviagi.it, la seconda è di frenzy.PISCOPIO su http://mapio.net/pic/p-20367349/

domenica 15 ottobre 2017

Il castello di domenica 15 ottobre




PALAIA (PI) – Castello di Usigliano (o “Usiglian del Vescovo”)

Usigliano di Palaia, meglio conosciuto come "Usiglian del Vescovo" per essere stato in epoca medioevale feudo dei vescovi di Lucca, costituisce una rilevante testimonianza di quel profondo processo di conversione che ha visto molte strutture fortificate trasformarsi in eleganti e suggestive ville-fattoria. Il feudo esiste da 10 secoli con le sue particolarità: è ad una altitudine di 200 m.s.l.m., guarda il mar Tirreno e i suoi terreni sono i fondali di un oceano preistorico. L'insediamento di Usigliano, come ci riporta lo storico Emanuele Repetti e accertato sin dal 1078, quando la contessa Matilde di Toscana ne fece dono al vescovo di Lucca. Tale dominio, confermato poi da una bolla papale e da alcuni diplomi imperiali, fu tuttavia ampiamente contestato dalla Repubblica Pisana in forza della bolla di Innocenzo II (cinque marzo 1137), con la quale riconosceva a Pisa il possesso del castello e della "corte di Usigliano". Dopo varie e lunghe rivendicazioni tra le parti, in virtú dei rispettivi titoli, solo nel 1284 due giudici, nominati dal Papa Martino IV, misero fine a questa incessante controversia: alla Repubblica Pisana fu assegnato il dominio diretto, mentre al vescovo di Lucca l'usufrutto. In seguito, come gli altri castelli della zona, anche il piccolo insediamento di Usigliano non pote sottrarsi alle alterne vicende che interessarono tutta la Valdera. Conquistato nel 1406 da Firenze, tornò nuovamente sotto Pisa nel 1495; decisivo fu il contributo degli abitanti del luogo che, assieme alla guarnigione pisana, occuparono il castello mettendo in fuga il comando fiorentino (pare che in questa periodo soggiornasse ad Usigliano anche l'imperatore Sigismondo mentre era diretto verso Roma). Ma la risposta di Firenze fu rapida e decisa: un esercito guidato da Rinuccio De' Baschi di Marciana fece irruzione ad Usigliano e, una volta ripreso possesso del castello lo saccheggio e lo devastò. Solo con la schiacciante vittoria del 1509 Firenze riusci a tenere ben saldo il controllo su Pisa e sul suo contado per tre secoli consecutivi. La stabilità politica che si generò, fu, sin dall'inizio, molto importante non solo per la rinascita delle arti e del commercio, ma anche per l'affermazione di una nuova filosofia di vita, improntata a godere i piaceri e la bellezza della campagna, fino ad allora repressi per i pericoli che questa spesso nascondeva. Uno degli aspetti che sicuramente contribuì a realizzare questa periodo di apparente tranquillità fu la profonda organizzazione territoriale amministrativa espressa attraverso la creazione di vicariati, podesterie e capitanie, controllate non a caso dagli esponenti delle più importanti famiglie fiorentine. Al comando della Podesteria di Palaia, troviamo ad esempio, i Ferrucci, i Portinari, gli Strozzi, gli Acciaioli, i Pecori, gli Alfani, i Tomabuoni, i Gaetani, i Peruzzi ed altri ancora. La lora presenza sul territorio fu sicuramente importante per l'arrivo di nuovi fiorentini che, arricchitisi con il commercio e l'attività bancaria, diedero inizio ad una massiccia opera di investimento sino a formare vere e proprie fattorie. Gli sgravi fiscali poi, pensati dalla politica economica del governo centrale per incentivare questo tipo di investimento fondiario, avrebbero permesso di rafforzare in maniera ragguardevole il controllo sopra la campagna pisana. I presidi militari normalmente posti in posizioni dominanti per ragioni di sicurezza, nelle quali, quindi, era migliore lo scenario paesaggistico, si prestarono perfettamente per realizzare il nuovo concetto di villa-fattoria, in cui, oltre all'edificio principale, concepito come residenza extraurbana per il piacere e l'ozio del signore, trovarono luogo anche tutti i servizi necessari per la conservazione e la lavorazione dei prodotti della terra. Se tutto ciò fu possibile, fu grazie anche alla nuova e nascente organizzazione agricola fondata sul contratto mezzadrile, che venne a sostituire rapidamente il contratto di affitto sempre più gravoso e poco vantaggioso da parte del contadino. In poco tempo, la campagna pisana, ancora non molto popolata, secondo quanto emerge dal catasto del 1428-29, registrò un sensibile aumento. Questa organizzazione, capace di realizzare la fortuna di molte nobili famiglie fiorentine, gettò le basi per il primo vero processo di antropizzazione della campagna. A titolo esemplificativo, non si può non ricordare la fattoria Riccardi di Villa Saletta, quella dei Serragli di Palaia, dei Gondi di Colleungo, dei Biffoli e degli Ubaldini di Montefoscoli, dei Rucellai di S. Gervasio, degli Orlandini di Toiano, tanto per rimanere nei confini del Comune di Palaia, oltre a quelle degli Strozzi di Collegalli, dei Medici di Ospedaletto, dei Biondi di Castelfalfi, dei Bardi di Monti, degli Almeni di Peccioli, degli Alamanni di Cedri, dei Pucci di Capannoli, dei Capponi di Varramista ecc., tutte famiglie provenienti da Firenze. In questa contesto rientra pienamente anche la fattoria di Usigliano, una fattoria che, a differenza di altre, venne ad acquisire una propria identità patrimoniale solo verso la fine del 1700, quando specialmente la villa, composta da piu fabbricati, passò da tre ad un solo proprietario. Se valutiamo i beni di alcuni contadini "possidenti", quelli spettanti agli Agostini, impegnati nella costituzione della fattoria di Colleoli, quelli della chiesa di S.Piero di Usigliano, della Spedale Nuovo, e del Priorato del S. Sepolcro di Pisa (spesso costituiti da pochi pezzi di terra e qualche podere), vediamo che prevalgono in maniera consistente i beni della famiglia Baldovinetti di Firenze, estesi non solo ad Usigliano, ma anche nel "Comune" di Marti, all'epoca facente parte della podesteria di Palaia. Questa proprietà riconducibile a Giovanni di Guido Baldovinetti (n. 1443), era nel 1563 gia divisa ed assegnata ai di lui nipoti: Francesco di Niccolo di Giovanni (m. 1593) e al cugino Giovanni di Francesco di Giovanni Baldovinetti (m. 1587). All'epoca la villa, o quantomeno i vari fabbricati che costituivano il complesso, edificati recuperando i fondamenti o parti intere dell'antico castello, appartenevano in maniera distinta ai due Baldovinetti e ad un certo Alessandro di Bernardo Mancini. Tre erano le colombaie presenti sopra i tetti della villa, una per ciascun proprietario, ma, una volta venuto meno l'allevamento del piccione, o la loro stabilità, queste sono state eliminate eccetto una alla quale, attraverso una serie di trasformazioni, è stata conferita un'immagine neo-medioevale. Dai primi poderi allora esistenti, Vico, Fonte, Serravallino, Gorgora, risultano presenti al 1622 anche i poderi denominati Botra, Poggio, Capocollina, Poggio Cacio e S. Piero. Dopo il passaggio della proprieta di Giovanni di Guido Baldovinetti nelle mani dei suoi due nipoti, Francesco e Giovanni, la tenuta restò (salvo alcune eccezioni), perennemente divisa, seguendo in maniera distinta un diverso destino. Mentre il patrimonio di Giovanni rimase nel corso dei secoli nell'asse patrimoniale degli eredi Baldovinetti per essere poi, di volta in volta alienato, quello di Francesco di Niccolò venne, invece, a costituire il nucleo della nuova tenuta di Usigliano. Questa parte passata a Giò Antonio di Luca Tornaquinci nel 1654, in quanta figlio di Maria Baldovinetti (m. 1674), e per successiva eredità, al Marchese Francesco Aldebrando de' Medici (1786), venne a costituire, dal 1797, la nuova fattoria di Usigliano, determinando la ricomposizione immobiliare della villa, rimasta sino ad allora divisa in tre proprietari. Attraverso quindi tre atti notarili, Giovan Niccola di Niccolo Bertolli (o Bertolla), esponente di una ricca famiglia di Livorno distintasi nell'arte del commercio, acquistò dal Marchese de' Medici tutto il patrimonio già di Francesco di Niccolò Baldovinetti, ovvero: tutti i terreni, il podere Le Botra, Vico, Poggio (tutti e tre con colombaia), "Un casamento ed più stanze e colombaia ( ... ) ed un poco d'orto"(villa), tre casette ed un frantoio; da Giuseppe Maria, erede dell'avo Francesco, acquistò sei unità immobiliari: "Una casa ed colombaia ed un poco di orto" (villa), tre casette, la casa del fattore, un frantoio per la spesa di 1200 scudi; dai Matteucci di Montopoli e Ponsacco, eredi Mancini, acquistò alcuni terreni, il podere S. Piero, "Una casa con colombaia per il padrone"(villa) e alcuni pezzi di terra per la spesa di 809.22 scudi. Anche se attraverso queste acquisizioni, la parte fondiaria crebbe di poco (per la parte relativa ad Usigliano), il Bertolli riuscì, quantomeno, a riunire tutta la villa ed avviare una politica di notevole investimento, una politica che lo portò ad acquisire, di lì a breve, anche la fattoria Riccardi del Terrafino di Empoli nel 1798 e quella Salviati del Castellonchio di S. Miniato nel 1806. Nel 1822 la fattoria di Usigliano passata nel frattempo a Giovacchino e Niccola, rispettivamente figlio e nipote di Giovan Niccola, si estendeva per 230 ettari, distribuiti prevalentemente tra Usigliano, Marti e Colleoli, con circa dieci poderi. Riunita nel 1856 nelle sole mani di Francesco di Niccola Bertolli, pervenne nel 1872 alle di lui figlie: Pia ed Alessandra. Mentre la prima sposò nel 1885 il Barone Livio Carranza, Alessandra andò in sposa a Costantino Pappudoff di Livorno con ogni probabilità nel 1883, anno in cui la fattoria di Usigliano le pervenne come patrimonio dotale. Con la morte del Pappudoff (1908), e quella di lei (1938), in mancanza di eredi diretti, Alessandra Bertolli preferì lasciare i propri beni, anziche alla sorella o ai nipoti, alla "Casa della Divina Provvidenza di Torino", meglio conosciuta come "II Cottolengo": correva l'anno 1942. Da questa momento in poi, la fattoria di Usigliano conobbe, nell'arco di alcuni decenni, vari proprietari che hanno profondamente minato l'impianto iniziale creato dai primi Bertolli. Percorrendo velocemente i vari passaggi, dopo il Cottolengo, la fattoria fu acquistata dal prof. Gherardo Casini di Roma (1957), poi dalla famiglia Gargelli di Firenze (1961 c.), dall'ing. Bruno Corrada di Milano (1971/2), dai Perletti di Bergamo (1982) ed infine, ne1 2001, dagli attuali proprietari. A segnare pesantemente l'impianto fondiario, dopo il fallimento del prof. Casini che condusse la proprietà all'asta, fu sicuramente la famiglia Gargelli, la quale, se riuscì inizialmente a ricomporre l'estensione fondiaria lasciata in essere al tempo del Cottolengo (l'acquisto in due volte), con il fallimento delle sue attività (1969), gettò nel baratro ancora una volta la tenuta di Usigliano e stavolta in maniera irreversibile: divisa in due lotti, la parte denominata di "poggio", contenente la villa e vari poderi di collina, fu acquistata dai Corrada, mentre la parte di piano dai Bianchi di Castelfiorentino. La fattoria, quindi, dimezzata e ulteriormente ridotta per la cessione di alcuni poderi, vive ancora oggi per la parte più importante e rappresentativa composta cioè dalla villa e dai poderi denominati Casabianca, Fanuccio, i Pini, Fomace, Vico, Casina, Usigliano, il Poggio e Val di Strame.


venerdì 13 ottobre 2017

Il castello di sabato 14 ottobre




ONZO (SV) – Castello Clavesana

Questo piccolo borgo venne fondato prima del Mille e fece parte della Marca Arduinica; solo nel 1091 alla morte di Adelaide, ultima signora della Marca, passò a Bonifacio del Vasto. In seguito venne ceduto, prima alla Repubblica di Genova dai Marchesi di Clavesana (nel 1393), successivamente nel 1402 al marchesato di Finale e poi ai Del Carretto di Zuccarello. Intorno al 1581 questi ultimi lo vendettero a Genova, ma gli abitanti protestarono, chiesero ed ottennero, pagando 50000 scudi a Genova, di costituirsi in libero Comune con propri statuti. Questa singolare esperienza di governo democratico, che ha davvero pochi altri esempi nell'Italia delle grandi Signorie, è conosciuta come “Tempo della Repubblica di Onzo” e si concluse soltanto, dopo circa due secoli, con l'arrivo delle truppe napoleoniche. A questo proposito la leggenda narra che essendosi sposata una bellissima giovane il feudatario (Scipione Del Carretto) intendesse esercitare lo ius primae noctis; la popolazione, esasperata da questo affronto, attaccò nottetempo il castello, costringendo alla fuga il signore e saccheggiando il maniero: addirittura questo venne in parte demolito per recuperare materiale da costruzione. Il feudatario vendette per paura il territorio di Onzo alla Repubblica di Genova, dalla quale la popolazione ricomprò tutto il paese ed i terreni. Sopra il nucleo di case si possono ancora notare i ruderi del castello medioevale a lungo conteso tra Albenga e i Marchesi di Clavesana, e da questi ceduto infine ai Cepolla nel 1297. La postazione difensiva, racchiusa entro le mura d'epoca medievale, era a pianta poligonale e consto da due torri mozzate, una di forma circolare e l'altra ottagonale. Altri link consigliati: http://skyminoshouse.blogspot.it/2012/05/liguria-il-castello-donzo.html (dove è possibile ammirare una ricostruzione virtuale della fortificazione originaria)




Il castello di venerdì 13 ottobre






ALTOMONTE (CS) - Castello di Serragiumenta

Immerso in un incantevole scenario tra ulivi secolari, dominante un'amena vallata, il castello di Serragiumenta sorge al centro dell’omonima azienda agricola, nel cuore delle colline della campagna calabrese. La sua posizione fu sicuramente strategica: è infatti ai piedi del Pollino, ma anche ai margini della pianura di Sibari, fino a scorgere  il mar Jonio. La Storia della contrada e del Castello è legata alla Famiglia Sangineto, che regnò dai primi del 1300 fino al 1381, anno in cui ebbe inizio il dominio, durato quattro secoli, di un’altra grande famiglia: i Sanseverino. Il Conte Filippo di Sangineto, detto allora con nome arabo Brahalla, per motivi di carattere militare ed economico decise di istituire 12 suffeudi nel suo feudo. Ogni suffeudo era costituito da un'apprezzabile estensione del territorio di cui il suffeudatario aveva la gestione e l'usufrutto, non la proprietà; per il che pagava al titolare del feudo una tassa chiamata adoha che Filippo Sangineto mutò ben presto da pecuniaria in servizi idonei a ricacciare eventuali attacchi nemici, ogni volta che il campanone di Santa Maria della Consolazione, suonando a distesa, chiamasse a raccolta i militi, sia a cavallo che appiedati, a convergere sul posto per affrontare il nemico. Ciò risultò molto positivo, perchè, tranquillizzando la popolazione rurale, indusse i suffeudatari a realizzare nel proprio territorio una dignitosa residenza per sè e abitazioni in muratura per i familiari che vi risiedevano, ma anche strutture solide per il ricovero degli animali, depositi per la derrate e non ultimo un adeguato edificio sacro per il culto. Ogni suffeudo forniva a tutti gli altri i suoi prodotti migliorando ,così, l'asfittica economia curtense medievale. Il suffeudo di Serra della Giumenta, fu un ottimo luogo per l’allevamento dei cavalli di buona razza, fu assegnato, prima a Ruggero di Policastrello, uomo di fiducia del Conte Filippo di Sangineto e successivamente al X Conte di Altomonte, Pietro Antonio Sanseverino (1501 – 1559) che in tale territorio, Serra della Giumenta, durante la sua reggenza ha fatto costruire il Castello, sua residenza estiva e di caccia. I Sanseverino, inoltre, resero più dignitosa la cappella antistante, dove la domenica affluivano anche i lavoratori della zona. La costruzione del Castello di Serra della Giumenta risale, quindi, alla prima metà del XVI secolo. (N. Provenzano, I Sanseverino  Conti di Altomonte, p. 47). Nel 1570, Silvio Campolongo, già Montiere maggiore del Principe di Bisignano, acquistò, da esso Principe, i suffeudi di Serragiumenta e il casale di Acquaformosa, per ducati 14.000, passati successivamente in eredità a Muzio, suo figlio, barone di Acquaformosa, ammiratore e protettore di Tommaso Campanella in quell'anno 1589 in cui il filosofo domenicano di Stilo dimorò in Altomonte. Il Castello risulta citato negli Statuti di Altomonte del 29 novembre 1602 e rilevato nel Catasto Murattiano come casa di 10ma categoria. Nel 1618 il feudo passò a Orazio, figlio di Muzio. Nel 1668 il feudo fu sequestrato e venduto all'asta al dott.Gennaro Matteo, per ducati 4584. Nel 1730 ritroviamo il possesso dei Sanseverino, come si evince dalla Platea dei beni spettanti all'abate Francesco Sanseverino. In una mappa dell’800 vengono riportati oltre al Castello una Chiesetta, con un altare barocco, una stalla (oggi la Voliera) ed altri piccoli edifici annessi. Il Castello nel 1947 è stato acquistato, insieme ai terreni agricoli circostanti, da Federico Bilotti che si occupò di un primo recupero della struttura, adibita ad abitazione privata, e del rilancio delle produzioni agricole assenti nella zona, cosa che gli è valsa numerosi riconoscimenti e premi. La struttura del Castello, perfettamente restaurato, è rimasta a oggi inalterata. Gli interni, salone dopo salone, svelano l’atmosfera e il gusto sobrio delle dimore di campagna dell’epoca. Il Castello di Serragiumenta, dotato di 11 camere molto accoglienti, confortevoli ed arredate nel rispetto della storia è ideale per piccoli ed esclusivi eventi, giornate di studio, convegni, meeting, presentazioni e riunioni. La facciata esterna presenta, lateralmente, due torri cilindriche merlate; due scale simmetriche portano al loggiato esterno. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=wMaQ2OLOS_Q e https://www.youtube.com/watch?v=KnMsiiymOzc (video di Ph Workinggroup), http://www.icastelli.it/it/calabria/cosenza/altomonte/castello-di-serragiumenta.

Fonti: http://www.serragiumenta.it/, http://iluoghidelcuore.it/luoghi/altomonte/il-castello-di-serragiumenta/16360

Foto: la prima è presa da http://www.diacconfagricolturadonna.it/dettagli_azienda.php?par=azienda&id_azienda=17, la seconda è presa da http://www.serragiumenta.it/wp-content/uploads/2015/12/luogo.jpg

giovedì 12 ottobre 2017

Il castello di giovedì 12 ottobre






ALESSANDRIA - Torre degli Stortiglioni in località Marengo

Eretta in epoca medievale dalla famiglia degli Stortiglioni nell'antico insediamento di Marengo, è associata nella tradizione popolare al nome della regina longobarda Teodolinda (per cui è chiamata anche Torre di Teodolinda). Già documentata in un atto del 1107, faceva parte del nucleo fortificato di Rovereto, preesistente alla fondazione di Alessandria. Appartenente ad un complesso di torri di avvistamento costruite nel XII secolo per il controllo della zona, fu una quinta scenica perfetta per la battaglia di Marengo. La costruzione presenta pianta quadrata e cortina muraria in laterizio, coronata superiormente da una fascia dentellata. E' visibile dal parco del Museo della Battaglia e, nonostante sia stata snaturata nelle sue forme dalle superfetazioni dei secoli successivi, rappresenta una delle costruzioni più antiche di Alessandria a ricordo delle pertinenze di epoca longobarda che dovevano svilupparsi nella regione della Fraschetta.

Fonti: http://digilander.libero.it/eya/alexandr.htm, https://www.bookingpiemonte.it/scopri-il-piemonte/personaggi/marengo-la-battaglia-che-cambio-la-storia/, http://www.editris2000.it/wp-content/uploads/2014/03/alessandria-sintesi.pdf, testo su pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999).

Foto: la prima è di pborg1 su http://static.panoramio.com/photos/original/4535934.jpg, la seconda è di batstef2001 su https://www.flickr.com/photos/batstef2001/4727351208/lightbox/


mercoledì 11 ottobre 2017

Il castello di mercoledì 11 ottobre




MERANO (BZ) - Castel Planta

E' un maniero di origine medievale che si trova a Maia Alta nel comune di Merano, all’imbocco della Val Passiria. Questo maniero imponente si caratterizza per le mura, lunghe  250 m e ricoperte d’edera, e per le torrette circolari. Il nucleo originario del castello era costituito da una casatorre che nel 1284 diventò di proprietà di Ulricht von Greifen e della sua consorte. L'edificio rimase nelle mani della famiglia von Greifen, a cui dobbiamo il vecchio nome, fino alla sua estinzione nel XV secolo. In seguito passò di mano in mano tra vari proprietari, tra i quali Hans Jakob von Völs-Colonna. Questi fece eseguire notevoli interventi edilizi per renderlo più lussuoso, tra i quali molto probabilmente la costruzione delle torrette angolari visibili ancor oggi. L'attuale nome del castello è dovuto a Rudolf Planta von Wildenberg, che vi si stabilì nel 1619 dopo che fu costretto a fuggire dalla Svizzera in seguito a una condanna a morte per motivi politici. Nonostante successivi cambi di proprietà, il maniero mantenne comunque questo toponimo. Attualmente l'edificio è di proprietà privata e non è visitabile.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Planta, http://www.sudtirol.com/castelli/castelli-merano.htm

Foto: la prima è di ManfredK su https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Planta#/media/File:Planta_II.jpg, la seconda è della mia amica Romina Berretti

martedì 10 ottobre 2017

Il castello di martedì 10 ottobre




ANCONA – Rocca di Bolignano in frazione Candia

La Rocca di Bolignano, immersa nella vegetazione, fu costruita nel XIV secolo come una fortificazione per difendere Ancona dalla vicina città di Osimo. In particolare essa si rivelò un punto strategico durante la Battaglia del Porco. I confini della repubblica marinara di Ancona, nel momento della sua massima estensione territoriale, in linea di massima erano: a nord-ovest il fiume Esino, a nord-est il mare Adriatico, a sud i fiumi Aspio e Musone. Fu di proprietà della città-stato fino al XVI secolo, quando fu venduta ai proprietari privati e utilizzata come residenza di campagna o di caccia. Parti del castello sono state ricostruite o modificate nel corso dei secoli: per esempio, la Rocca originariamente aveva un ponte levatoio, oggi non più visibile e sostituito da un ponte di pietra. La Rocca fu in parte modificata nel sec. XVII per adattarla ad abitazione. L’edificio nell’Ottocento appartenne alla famiglia dei conti Gallo cui rimase fino al secolo XIX. Il manto di copertura è stato recentemente rifatto, aggiungendo anche una guaina impermeabilizzante, la chiesetta vicino alla torre è stata rifatta tra il XVII e il XVIII secolo. Il giorno 20 maggio 1914 la Rocca di Bolignano alla Baraccola è stata dichiarata dal Ministero della Istruzione Pubblica bene d’interesse storico-artistico. Altri link proposti, per approfondimento: http://www.mappelab.it/riviste/la-rocca-di-bolignano/, https://www.youtube.com/watch?v=99yatsD2gZw (video di Matteo Montesi).


lunedì 9 ottobre 2017

Il castello di lunedì 9 ottobre




VOLTERRA (PI) - Castello di Luppiano

Il castello è posto in una posizione dominante sulla valle del torrente Fosci. Ha origini antichissime (sorto attorno al X secolo, è probabilmente il più antico fra i castelli documentati nel Volterrano), tanto che sotto le mura esterne sono state rinvenute strutture etrusche. Ebbe funzione di vedetta e scolta avanzata nel medioevo. Ebbe diversi proprietari fra i cui la famiglia Maffei, che proprio qui ospitò il pittore Salvator Rosa durante il suo soggiorno a Volterra. E' ancora in buono stato nella sua configurazione architettonica. Oltrepassato un arco merlato, di fianco alla torre che un tempo sorvegliava l’ingresso della piccola rocca, si accede in un cortile su cui si affacciano gli edifici residenziali di tipica e movimentata architettura castellana: scale con tettoie, ripostigli, cucine e stalle si aprono ancora oggi sul cortile, sebbene portino evidenti i segni del tempo. Tutti gli edifici sono in pietra, con poche sovrastrutture in mattoni. Solo verso nord-ovest la cinta muraria è parzialmente rovinata: per il resto mostra la sua solida funzionalità, a strapiombo sul Fosci. Nel 1302 la località figura con chiesa parrocchiale, nel contesto del piviere di Pignano. A partire dal 2008, su volontà dei proprietari, è stato oggetto di ristrutturazioni che ne hanno cambiato i connotati storici e architettonici. Sono stati parzialmente sostituiti (con pietra di Firenzuola, lavorata nei paesi dell’Est), rimuovendo le vecchie pietre, i paramenti murari esterni della torre. Che è stata ricostruita più alta di sei - otto metri. Secondo alcuni è stata messa a rischio l’identità stessa dell’antico nucleo. Il castello di Luppiano nel 1640 di torri ne aveva addirittura due. Questo è quello che emerge da un dipinto di Salvator Rosa esposto alla galleria Estense di Modena. "Erminia incide il nome di Tancredi" questo è il titolo del quadro in questione, e dove sullo sfondo si vede quello che secondo alcuni sarebbe proprio il castello di Luppiano. Secondo D'Anton Maria Salvini il soggiorno nel volterrano del pittore Salvator Rosa, che in verità non ha mai soggiornato al castello di Luppiano, fu prevalentemente a Monterufoli, e lo scorcio immortalato dal pittore è tremendamente simile a quello che oggi si può osservare proprio da quella località. Il castello raffigurato nel quadro è molto simile se non uguale al castello di Luppiano e certo non può essere un caso. In questo video (di sosvolterra) si può vedere come era l'aspetto del castello prima dei discussi restauri: https://www.youtube.com/watch?v=rqLjurSWK70

Fonti: https://alletreallaesso.it.gg/Riferimenti-Storici.htm, http://web.tiscali.it/tesori.pisa/tesori.pisa/page4.html, http://iltirreno.gelocal.it/pontedera/cronaca/2008/06/03/news/cambiera-volto-il-castello-che-domina-la-valle-del-fosci-1.1714147, http://iltirreno.gelocal.it/pontedera/cronaca/2011/01/05/news/il-castello-di-luppiano-aveva-2-torri-1.2253652

Foto: sono entrambe del mio amico Claudio Vagaggini, scattate proprio in questi giorni

domenica 8 ottobre 2017

Il castello di domenica 8 ottobre




VERONA – Castel Vecchio (o Castello Della Scala)
Originariamente chiamato Castello di San Martino in Aquaro (derivato dalla preesistente chiesa racchiusa nella Corte d'Armi, la cui esistenza risaliva all'VIII secolo), è un castello di Verona attualmente adibito a ospitare il museo civico. E’ il più importante monumento militare della signoria Scaligera e prese il nome di Castel Vecchio solo dopo la costruzione dei castelli San Felice e San Pietro. La vicenda costruttiva del castello è complessa e prolungata nel tempo: la complessità deriva, in generale, dall'importanza della sua posizione nell'organismo urbano, e in particolare dal suo stretto legame, morfologico e funzionale, con la cinta urbana eretta in epoca comunale lungo l'Adigetto. Non è qui trascurabile la presenza della porta generata dall'antico Arco dei Gavi, inglobato nella medesima cinta muraria comunale. Un altro elemento dell'ipotetica configurazione originaria del castello può essere stata la costruzione voluta da Alberto I della Scala, nel 1298, delle regaste, la muraglia che doveva servire ad arginare l'Adige nella grande ansa fra le mura comunali e il borgo murato di San Zeno. Le mura comunali, l'Adigetto, le mura di Alberto sulla riva fluviale, delimitavano un impianto a forma di trapezio irregolare, idoneo ad ampliare la difesa verso l'esterno, con un nuovo recinto murario, destinato a divenire il caposaldo occidentale della cinta comunale. Questo può essere il nucleo primigenio del maniero alla fine del XIII secolo, oggi riconoscibile nel recinto a trapezio. L'intervento definitivo voluto da Cangrande II della Scala, riconducibile al 1354, configura un vero e proprio castello urbano. Egli diede incarico della costruzione del castello al fido Guglielmo Bevilacqua. Sistemato il fortilizio preesistente a meridione della cinta comunale, che assunse le forme della residenza fortificata, a settentrione della stessa cinta fu costruito il grande recinto rettangolare della Corte d'Armi. Nello stesso tempo fu edificato il ponte sull’Adige. Il complesso fortificatorio fu portato a compimento nel 1376 da Antonio e Bartolomeo della Scala, con la costruzione del Mastio. Negli anni della signoria viscontea la costruzione del nuovo caposaldo difensivo di Castel San Pietro diminuì la primaria funzione difensiva del castello di San Martino, che tuttavia assunse importanza in relazione al nuovo sistema di attrezzature logistiche della Cittadella, l'ampio quadrangolo fortificato esteso a sud ovest, tra la cinta comunale e la cinta scaligera, destinato anche all'accampamento delle milizie. Questo spazio completamente difeso da mura era in diretta comunicazione con Castel Vecchio attraverso la strada coperta esistente tra la cinta comunale e l'antemurale. Inoltre, sul coronamento della cinta comunale fu raddoppiata la merlatura, per ottenere un camminamento protetto, dallo stesso Castello alla piazza Bra. L'hanno costruito gli Scaligeri, infatti il suo vero nome è "castel scaligero". In epoca veneta Castel Vecchio era usato come residenza del castellano e del cappellano, caserma, arsenale d'artiglieria, armeria, polveriera, magazzino per le riserve alimentari. Parte del Mastio era utilizzato come carcere; un'altra residenza per il castellano era sistemata nella Reggia. Nel 1759 Castel Vecchio divenne sede del Veneto Militar Collegio, istituito per la formazione di ingegneri da inquadrare in un corpo tecnico militare. La nuova prestigiosa destinazione rese necessaria la sistemazione degli edifici esistenti nella corte meridionale, e la costruzione di un nuovo edificio ortogonale alla Reggia. Nella corte settentrionale permaneva l'acquartieramento dei soldati e il deposito dei materiali d'artiglieria, in fabbricati appositamente disposti nello spazio interno. All'inizio dell'Ottocento, durante l'occupazione napoleonica il castello fu trasformato per essere adattato ad arsenale e ridotto difensivo urbano. Demoliti i fabbricati della corte settentrionale, compresa l'antica chiesetta di San Martino, negli anni 1802-1805 la nuova caserma difensiva fu costruita lungo i lati ovest e nord della Corte d'Armi. Le torri furono cimate e coperte da volte casamattate; nei muri furono aperte le cannoniere. La merlatura delle cortine fu eliminata chiudendo gli spazi intermedi. Nell'anno 1805 l'Arco dei Gavi fu smontato dai francesi per ragioni di viabilità; anche l'adiacente Torre dell'Orologio, già danneggiata e cimata nel 1797, venne demolita completamente per ampliare la sezione stradale. La trasformazione in caserma difensiva e in arsenale fortificato era ritenuta soddisfacente dal Comando militare absburgico, che mantenne tale impiego dal 1814 al 1866. Negli anni trenta nella vecchia sede del Veneto Militar Collegio venne sistemata la Scuola di Artiglieria dello Stato Maggiore, trasferita negli anni cinquanta. Anche dopo la costruzione dell'Arsenale della Campagnola, a Castel Vecchio venne mantenuta un'armeria, e la caserma di artiglieria. Alla fine degli anni cinquanta dell’Ottocento, sulla terrazza del Mastio fu installata la stazione di telegrafia ottica: gli esperimenti erano finalizzati alla disposizione di una rete di segnalazioni ottiche diurne e notturne fra le piazzeforti del Quadrilatero. Oltre a Verona, le fortezze dotate di stazioni di emissione e di ricezione erano Pastrengo, Rivoli, Peschiera, Mantova, Borgoforte. Sotto l'Amministrazione Italiana fu confermata la destinazione a caserma. Dapprima sede del Comando di Fortezza, gli edifici della Corte della Reggia divennero sede del Circolo Ufficiali di Presidio. Nel 1870 il ponte di Castel Vecchio fu aperto al pubblico e reso transitabile con l'apertura di un arco gotico nelle mura perimetrali, vicino al resto della Torre dell'Orologio. Negli anni 1923-1926, durante il restauro di Forlati e Avena, la Torre dell'Orologio venne ricostruita in posizione più arretrata, retrocessa verso il castello; nei medesimi anni venne ricomposto e restaurato l'Arco dei Gavi, al centro della piazzetta prospiciente la cortina nord-orientale di Castel Vecchio. Nel progetto di recupero dell'Arsenale della Campagnola, attualmente in corso di studio e di definizione, si impone il tema dell'unità architettonica dell'impareggiabile insieme monumentale e paesaggistico formato dal Castel Vecchio, dal ponte fortificato sull'Adige, e dall'Arsenale asburgico Franz Joseph I. La complessa disposizione planimetrica del castello è generata da più fasi costruttive, dalle trasformazioni e dai restauri succedutisi nel tempo. Oggi si distinguono tre parti, la cosiddetta Corte della Reggia scaligera, a meridione, la Corte d'Armi, a settentrione, separate dalla Corte del Mastio, oggi assai trasformata, su più livelli altimetrici, dopo la rettifica tardo ottocentesca del profilo della rampa di accesso al ponte fortificato. Tra la Corte del Mastio e la Corte d'Armi si erge l'alta cortina muraria merlata, imponente resto della cinta sull'Adigetto, di epoca comunale, preesistente al castello. La cortina si estende dalla Torre dell'Orologio alla riva dell'Adige, presso il ponte. Segnalano successive fasi costruttive, e ricostruzioni, le diverse tessiture murarie e i diversi materiali in opera: alle estremità il muro è a blocchi grezzi di tufo, resto dell'originaria edificazione (prima metà del XII secolo); nella parte centrale, ricostruita dopo il crollo del 1239, la muraglia è a fasce alterne di ciottoli e laterizio. Verso la Torre dell'Orologio è visibile un tratto formato da grossi blocchi lapidei, recuperati da antichi edifici. L'originaria Torre dell'Orologio, demolita dai francesi del generale Napoleone Bonaparte, si innalzava in posizione assai più sporgente sul corso, quasi a contatto e a difesa dell'Arco dei Gavi, inglobato nelle mura comunali dell'Adigetto e trasformato in porta urbana. A meridione, la Corte della Reggia ha conformazione planimetrica irregolare, a trapezio. La residenza fortificata scaligera, collegata all'alto Mastio, era disposta solo lungo il lato adiacente alla riva dell'adige. L'altro corpo di fabbrica, a essa innestato in ortogonale e addossato alla cortina settentrionale della corte, venne edificato nel Settecento per ampliare la sede del Veneto Militar Collegio, edificio gravemente manomesso (1923-1925), e oggi irriconoscibile. Una torre-porta, con ponte levatoio, si protende verso meridione all'estremità della Reggia; a levante della medesima torre, lungo l'alveo dell'Adigetto, si innesta la cinta merlata, con apparecchio murario di ciottoli e laterizio, che circonda la corte a sud e a est, sino alla torre di levante, sul corso, che precede laTorre dell'Orologio. In epoca absurgica la Corte della Reggia ebbe varie destinazioni: nell'edificio già sede del Veneto Militar Collegio venne insediata la Scuola d'Artiglieria dello Stato Maggiore; dopo il suo trasferimento il medesimo edificio venne destinato ad armeria. A settentrione si dispone il recinto merlato, quasi rettangolare, della Corte d'Armi, protetto sul perimetro esterno dal fossato asciutto e munito da quattro torri, merlate e coperte da tetto ligneo a padiglione. Il grande recinto è chiuso a meridione, verso la Corte del Mastio, dall'alta cortina comunale attestata alla Torre dell'Orologio (completamente ricostruita nel 1923-1925); davanti alla medesima cortina è stato rimesso in luce l'originario fossato asciutto interno, completamente interrato già nel Sei-Settecento. Nella cortina orientale, prospettante sul corso, è inserita in posizione intermedia la torre-porta con ponte levatoio. Un ingresso secondario, anch'esso con ponte levatoio, è posto accanto alla torre d'angolo sul corso. Il recinto si conclude sulla riva dell'Adige con la quarta torre, alla cui base si apre una piccola porta di sortita detta posterla. Sulle pareti di torri e cortine si può osservare l'impiego omogeneo di paramenti murari laterizi; il basamento, a profilo scarpato dal piano del fossato asciutto, è invece rafforzato e rivestito da blocchi squadrati, regolari, di pietra da taglio. Nello spazio interno della corte è disposta, a ovest, a chiudere il fronte sull'Adige, e a nord, addossata alla cortina, la caserma difensiva napoleonica, oggi irriconoscibile nella trasfigurazione del restauro stilistico (1923-1926). La caserma era a struttura casamattata, con possenti volte terrapienate, a prova di bomba. Il piano terra era originariamente adibito a magazzini e laboratori per i materiali d'artiglieria; al primo piano erano disposti gli alloggiamenti, disimpegnati dal ballatoio esterno. Lo scalone a rampe contrapposte, appoggiato alla cortina comunale, portava al ballatoio e alla copertura, formata dal terrapieno a profilo di fortificazione, sul quale erano ordinate nove postazioni di artiglieria. In epoca absburgica, prima che fosse edificato il nuovo Arsenale della Campagnola, gli edifici della Corte d'Armi erano adibiti ad arsenale d'artiglieria; in seguito vennero utilizzati come caserma d'artiglieria. L'insieme del castello è dominato dalla mole del Mastio, alto circa 42 metri, che si erge sul fronte occidentale, in riva all'Adige, presso il ponte fortificato. La sua figura è possente anche per l'aspetto dei paramenti murari, di laterizio, compatti e privi di distacchi o risarciture. Ancora nel Settecento, sulla faccia orientale campeggiava la grande immagine, in affresco, del leone di San Marco, simbolo del dominio veneto. In epoca absburgica la torre ospitava la stazione del telegrafo ottico militare, in comunicazione con la rete di segnalazione istituita tra le fortezze del Quadrilatero. Gli apparecchi segnalatori, diurni e notturni, collocati sulla copertura a terrazza, erano in collegamento con i corrispondenti apparati posti sulla Torre della Gabbia, a Mantova, e con quelli della torre telegrafica di Pastrengo, sul colle di San Martino. Tangente alla base del Mastio, il ponte a tre grandi archi diseguali supera il fiume, con l'audacissimo slancio dell'arcata maggiore, sulla luce di 48,69 metri. Ancora oggi il ponte si impone all'osservatore come un capolavoro d'arte. Il museo di Castelvecchio, uno dei più importanti musei della città di Verona, venne restaurato e allestito con criteri moderni tra il 1958 e il 1974 da Carlo Scarpa, di cui divenne uno degli interventi più completi e meglio conservati. Esso si distribuisce in circa trenta sale ed in relativi settori: scultura, pittura italiana e straniera, armi antiche, ceramiche, oreficerie, miniature e le antiche campane cittadine. Altri link suggeriti: http://www.verona.net/it/monumenti/castelvecchio.html, https://www.youtube.com/watch?v=dpNDi1LAG78 (video di Inside Verona), https://www.youtube.com/watch?v=Ta4534wxh-Y (video di Edilizia Veronese).




sabato 7 ottobre 2017

Il castello di sabato 7 ottobre




CASCINA (PI) – Castello di Ripoli

Ripoli è situato nella piana dell’Arno e si raggiunge tramite una deviazione dalla Strada Statale 67 Tosco-Romagnola, appena fuori i quartieri pisani di Riglione e Oratoio. Pur compreso nella vasta area urbana di Pisa, il borgo sorge rispetto alle altre frazioni del territorio in una posizione più defilata, nel punto in cui il fiume Arno forma una delle sue anse a gomito Il borgo nacque in epoca medievale con la costruzione del castello, o villa fortificata, della famiglia Compagni, avvenuta nel XIV secolo.Il castello, che costituiva l’ultimo baluardo difensivo della repubblica di Pisa verso Firenze, è un complesso fortificato medievale in stato di abbandono, costruito da Gherardo Compagni, membro di una facoltosa famiglia di mercanti pisani. L'aspetto è da ricondurre a quello tipico delle ville fortificate del periodo, con pianta grossolanamente quadrata e quattro torri angolari  anch’esse quadrate. Quando venne edificato inglobò, fortificandolo, un precedente edificio turriforme, sempre a pianta quadrata e in laterizio. Le torri, oggi mozze, emergevano rispetto all’altezza delle mura che sono in pietra calcarea del Monte Pisano. I suoi resti, pessimamente conservati, sono purtroppo abbandonati  da parte degli enti preposti alla sua salvaguardia, tanto che la originaria entrata principale è oggi ridotta ad una breccia ed è a malapena visibile tra le capanne sorte a ridosso delle mura. All’interno della cerchia muraria  sono state costruite delle abitazioni con l’utilizzo dei materiali originari frutto della demolizione totale delle fortificazioni  del lato sud del maniero. Conquistato dai fiorentini nel 1406 aprì le porte della città di Pisa che capitolò poco tempo dopo. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=jgijhLhVExk (video di unsenepolepiu).



Foto: la prima è presa da http://www.gonews.it/2017/01/30/cascina-senzanima-la-lettera-residenti/, la seconda è del mio amico Claudio Vagaggini, scattata proprio oggi sul posto !

venerdì 6 ottobre 2017

Il castello di venerdì 6 ottobre






COLLAZZONE (PG) - Borgo fortificato di Assignano

Il centro abitato di Assignano è collocato lungo la strada comunale che porta da Collazzone (di cui è frazione) a Pantalla. Nei tempi antichi era chiamato Castello di Coldimezzo. Vanna di Bernardino di Guidone dei conti di Coldimezzo sposò, nel 1267, Jacopone da Todi: la sua tragica morte, in seguito al crollo di un pavimento di una sala da ballo, portò Jacopone alla vocazione mistica. Nell'aprile 1408 si svolse una battaglia tra le truppe perugine di Rosso dall'Aquila e quelle napoletane di Braccio da Montone, con esiti infausti per le prime. Nell'anno 1444 il condottiero Niccolò Fortebraccio assalì il castello e lo danneggiò. Ora il borgo è stato completamente ristrutturato. Oggi, dell’antico nucleo del castello, è rimasto ben conservato il Torrione principale e le fortificazioni della porta d’ingresso. La mMagnifica torre del 1400 è a pianta pentagonale, con casa adiacente completamente in pietra. Si trova proprio all’entrata del piccolissimo borgo ed ha una superficie totale ristrutturabile di circa 300 metri quadrati. Un giardinetto ai piedi della torre fa anche parte della proprietà ed è abbastanza raro in questo genere di ruderi storici. Assignano, completamente immerso nella campagna, è una esemplare testimonianza di ristrutturazione architettonica ed urbanistica, eseguita nel rispetto dello stile originario del castello medioevale; all’interno delle mura si trova la chiesa parrocchiale dedicata a Santa Vittorina.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Assignano, http://www.comune.collazzone.pg.it/index.php/territorio-e-luoghi-d-arte/assignano, http://www.spiritofumbria.com/torre-di-assignano.html

Foto: la prima è presa da http://www.spiritofumbria.com/torre-di-assignano.html, la seconda è di Francesco Raggetti su http://www.mondimedievali.net/Castelli/Umbria/perugia/provincia000.htm#assignan

mercoledì 4 ottobre 2017

Il castello di giovedì 5 ottobre






MERANO (BZ) - Castel Rundegg in frazione Maia Alta

Purtroppo le documentazioni sulla storia della casa rivelano poco sui primi proprietari. Si presume che fu costruita nel 1154. Il suo nucleo originario risale al XIV secolo, quando era costituito da una semplice casatorre. Nel XVII secolo fu soggetto a una estesa ristrutturazione che lo trasformò da spartano edificio medievale in residenza patrizia. La torre fu coperta da un tetto e l'edificio principale fu esteso aggiungendo torrette laterali, giardini e un muro merlato esterno che racchiudeva la proprietà. La casa di lusso, dove oggi si respira pura bellezza, benessere e tradizione, era sempre stata in passato un importante possedimento feudatario. Dopo Beda Weber e Granichstädten, Christoph Maminger comprò la proprietà nel 1564. Fino a quel momento era sempre stata nelle mani di agricoltori in vista, i Talhacker, che nel periodo tra il 1495 e il 1550 ricoprirono a Merano per ben nove volte la carica dei giudici. Nel 1978 fu trasformato in un hotel di lusso con una delle prime beauty farm d'Italia. L'albergo, immerso nella tranquillità di un meraviglioso parco, è tuttora in attività e spesso vengono organizzati nel castello anche concerti e altri eventi culturali. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=T-rdxRrp9nk (video di CastelRundegg), https://www.youtube.com/watch?v=7YDDCgNSSoA (video di Italy Hotel Reviews).

Fonti: http://www.rundegg.com/it/castel-rundegg/origine/63-49.html, https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Rundegg, http://www.icastelli.it/it/trentino-alto-adige/bolzano/merano/castel-rundegg

Foto: la prima è della mia amica Romina Berretti, la seconda è presa da http://www.rundegg.com/it/hotel-merano/1-0.html