mercoledì 28 settembre 2016

Il castello di mercoledì 28 settembre




 

MAIORI (SA) - Torre normanna

Non si sa con certezza chi siano stati i veri fondatori di Maiori. Esistono le ipotesi più varie. Ci sono teorie che attribuiscono la fondazione della cittadina ai greci, agli etruschi, ai picentini, ai romani e finanche al principe dei longobardi Sicardo. Il nome originario di Maiori era Rheginna Maior per distinguerlo dalla vicina cittadina Rheginna Minor (l'attuale Minori). Inizialmente tutte le cittadine della costa vennero edificate dai conquistatori che si susseguivano, come per esempio gli etruschi ed i romani. Nel periodo della caduta dell'Impero romano d'Occidente vi furono altri insediamenti. Intorno all'830 i luoghi della costa furono riuniti in una "Confederazione degli Stati Amalfitani". Fecero parte della Repubblica marinara di Amalfi le città tra Lettere e Tramonti e tra Cetara e Positano (come anche Capri). I loro abitanti, in maniera collettiva, vennero chiamati "Amalfitani". Ogni città in quel periodo mantenne il proprio nome e la propria autonomia amministrativa, svolgendo un ruolo specifico nella Confederazione. Dopo l'anno mille Maiori (assieme ad Amalfi) passò a fare parte del Principato di Salerno e ne seguì le vicende storiche. Nel 1343 una mareggiata distrusse gran parte del litorale di tutta la Costiera, che – tra l'altro – viene anche menzionata in una lettera di Francesco Petrarca al Cardinale Giovanni Colonna. Dal 1811 al 1860 è stato capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al Distretto di Salerno del Regno delle Due Sicilie. La torre Normanna è la più antica torre della Costa d'Amalfi, fu costruita tra il 1250 e il 1300 col fine di avvistare le navi dei razziatori. Essa sorge su una sporgenza di un costone roccioso, costruita accanto ad una preesistente torre di forma circolare, posta a guardia della costa e inserita nel sistema difensivo costiero contro i corsari saraceni. Nel periodo vicereale (1534)  alla preesistente torre di forma circolare fu addossata la nuova torre con le sue possenti mura. La torre è raffigurata in un quadro del 1777, in un altro del 1817, nonché in alcune opere di artisti moderni e contemporanei. Luca Albino, artista del '900 maiorese l'ha raffigurata nell'opera "Paesaggio della Costiera visto da Maiori", conservata attualmente presso il Palazzo Mezzacapo di Maiori e nell'opera intitolata "Torre Normanna di Maiori", conservata presso la pinacoteca provinciale di Salerno. Tra le curiosità storiche della nostra location: "L'episodio siciliano" del film "Paisà" di Roberto Rossellini fu girato tra le mura della Torre Normanna. Negli anni '50 Ingrid Bergman e Roberto Rossellini furono fotografati presso la Torre Normanna. Negli ultimi anni la torre è stata visitata da ospiti locali, nazionali ed internazionali, tra cui Carlo Buccirosso, Biagio Antonacci, Naomi Campbell, Leonardo Di Caprio e dall'indimenticabile Lucio Dalla. Oggi la costruzione ospita un prestigioso ristorante (www.torrenormanna.net). Ecco un interessante video, realizzato con un drone, di Claudio Musella: https://www.youtube.com/watch?v=2SEYM8AnK_0

Fonti: http://www.tnamalficoast.it/dove-siamo/torre-normanna.html, https://it.wikipedia.org/wiki/Maiori, http://www.ulisseonline.it/la-torre-normanna-di-maiori-e-larte-dellaccoglienza/

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da https://media-cdn.tripadvisor.com/media/photo-s/01/87/84/ac/caption.jpg

martedì 27 settembre 2016

Il castello di martedì 27 settembre






FAEDIS (UD) - Castello di Zucco

Il 13 novembre 1248, il Patriarca Bertoldo concesse ad Adalpretto di Cucagna il permesso di erigere un castello sul colle detto "Rodingerius" sopra Faedis. Questo fa supporre che in questi primi centocinquanta anni di permanenza a Faedis la famiglia Cucagna si sia ingrandita ed arricchita enormemente. Il maniero venne edificato, com'era in uso, in un punto più basso rispetto a quello preesistente, quasi una forma di sottomissione e rispetto verso il primo più antico ed illustre. Il nuovo castello detto di Zucco (da zuc = colle), posseduto inizialmente in comunione tra i nobili Cucagna, successivamente venne ceduto definitivamente ad un ramo della famiglia stessa che prese il nome omonimo. Il nuovo complesso, più grande rispetto al preesistente, aveva una pianta articolata con doppia cerchia muraria, e ampio fossato. All'interno del recinto sorgevano la torre mastio, la domus fortificata, alcune strutture abitative e anche la cappella castellana che ancora oggi è possibile ammirare, edificata nel tardo Cinquecento da Gabriele di Zucco su preesistenze più antiche. Al suo interno la bella Madonna del latte tra i santi Giovanni Battista e Giacomo risalente al secolo XIV. Nel XV secolo il castello di Zucco, che subì le stesse sorti di quello di Cucagna, venne abbandonato per le più comode e accoglienti ville di pianura (forse anche perché danneggiato a causa dei disordini e del terremoto del 1511) e sempre nello stesso secolo fu incendiato dai veneziani. Questo castello, come quello di Cucagna, in questo ultimo secolo ha subito molti danni soprattutto durante la prima e la seconda guerra mondiale. Per diversi anni è stato oggetto di recupero, da parte dell'Istituto per la ricostruzione del castello di Chucco Zucco, attualmente i lavori sono in stand-by in attesa che un nuovo ente apra il cantiere per il definitivo recupero in vista della realizzazione del Parco Archeologico della Terra dei Castelli dei comuni di Attimis, Faedis e Povoletto. Il Castello di Zucco è raggiungibile attraverso l'antico sentiero medievale lastricato attraverso il bosco, che parte da Borgo S. Anastasia, sulla strada per Canal di Grivò, a Faedis. La suggestione viene accresciuta dalla visione quasi cristallizzata del fortilizio, con gli ancora imponenti paramenti murarî e alcuni particolari difensivi tra cui le caditoie e la pusterla di accesso al mastio. Ecco un video al riguardo (di kerky09): https://www.youtube.com/watch?v=-oXSa8POWUI. Altri link suggeriti: http://www.youreporter.it/gallerie/Castelli_di_Zucco_e_Cuccagna/#4, http://www.archeocartafvg.it/portfolio/faedis-ud-castello-di-zucco/

Fonti: http://www.prolocofaedis.it/castelli_di_faedis.html, http://www.consorziocastelli.it/icastelli/udine/zucco

Foto: la prima (antecedente al restauro) è presa da http://www.archeomedia.net/wp-content/uploads/2014/01/10B_veduta_aerea_del_castello_di_Zucco.jpg, la seconda da https://i.ytimg.com/vi/Z3KnpCq_ccI/maxresdefault.jpg

lunedì 26 settembre 2016

Il castello di lunedì 26 settembre






FAEDIS (UD) - Castello di Soffumbergo

Si trova nella località di Soffumbergo a Campeglio, frazione del Comune di Faedis. Probabilmente venne costruito al posto di un castelliere romano. Si ritiene che fosse molto antico, poiché alcuni studiosi lo dicono provvisto di torri "alla longobarda". Fu anche chiamato «Balcone» per la magnifica vista che da esso si gode. Il castello di Soffumbergo fu costruito nel XI secolo e deve la sua importanza soprattutto al fatto che per molti secoli fu dimora del Patriarca di Aquileia. Fu scelto come residenza estiva dal patriarca Bertoldo di Andechs, dei duchi di Merania (1218-1251), grande amico dell'imperatore Federico II di Germania. Ma anche altri suoi successori vi soggiornarono (così Bertrando di San Genesio e Marquardo di Randeck), fu tanto fortificato ed abbellito da essere denominato «la perla del Patriarcato». Vi si batté pure moneta. In questo maniero vigeva il feudo di abitanza e nel '200 e '300 vi abitavano i signori di Soffumbergo che godevano di molti feudi. Nel 1275 ottennero un'importante riconferma. Questi signori parteciparono all'uccisione del patriarca Bertrando nel giugno 1350. Il 24 maggio 1352 il patriarca Nicolò di Lussemburgo, nella sua repressione contro coloro che avevano ucciso il beato Bertrando, prese per se il castello di Soffumbergo, senza più infeudarlo, impiccò Enrico che aveva pendenze con la giustizia per altri delitti commessi ancora dal 1345, e cacciò dal castello i consorti di Enrico. Il toponimo Soffumbergo deriva dal tedesco medievale Scharfenberg che significa monte aguzzo o rocca aguzza, e difatti la collina su cui è stato costruito ha proprio queste caratteristiche. Il territorio su cui dominava comprendeva Campeglio, Raschiacco, Colloredo, Valle e Canale. In seguito Soffumbergo passò ai Cividalesi che poi lo consegnarono al patriarca Filippo d'Alençon (1381-1387). Venuta in Friuli la Serenissima (1420) questa permise che lo si abbattesse nel 1441 da parte dei Cividalesi. Il castello non fu mai più ricostruito. Il complesso, castellano conserva i resti delle torri del recinto, la domus residenziale e la cappella castellana. Quest'ultima, grazie ai numerosi rifacimenti e restauri, è ancora totalmente integra. In seguito ad alcuni scavi archeologici condotti nel 1993 sono strati recuperati numerosi frammenti di ceramica da mensa e da fuoco, con interessanti morivi decorativi, oggetti in bronzo, cuspidi di frecce, elementi di armature risalenti ai secoli XIII-XIV. Il castello di Soffumbergo è raggiungibile attraverso via Castellana a Campeglio, una laterale della strada per Raschiacco. In questo video (di Adriano Dini) si parla anche del castello di Soffumbergo: https://www.youtube.com/watch?v=xBHCTczL1Xc. Altri link utili:
https://www.google.it/?gws_rd=ssl#q=soffumbergo+castello , http://www.consorziocastelli.it/icastelli/udine/soffumbergo
Fonti: http://www.prolocofaedis.it/castelli_di_faedis.html, http://www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/wcms//index.php?id=11714,0,0,1,0,0  
Foto: la prima è presa da http://www.scoprifvg.it/site/wp-content/uploads/2014/12/Castello_Soffumbergo-938x535.jpg, la seconda da http://www.archeocartafvg.it/wp-content/uploads/soffunbergo.jpg

domenica 25 settembre 2016

Il castello di domenica 25 settembre







FIUMICINO (RM) – Torre di Pagliaccetto in località Torrimpietra

Questa è la originale “Turris in petra” (Torre in Pietra) che diede il nome al vicino borgo fortificato “casale di Torrimpetra” che solo nel XVI secolo divenne residenza nobiliare con un assetto architettonico ben definito, con un’alta torre di avvistamento, e acquisendo univocamente il nome di Torreimpietra.  L’originale Torreimpreda (così rintracciabile nel catasto alessandrino del 1660), torre isolata, che si erge su un dirupo roccioso,  è oggi così nota con un altro nome: Torre di Pagliaccetto. La torre, di proprietà privata, alta circa 12 metri, collegata visivamente a quella di Palidoro serviva per l'avvistamento e la difesa del vicino borgo. L'aspetto attuale risale ai rifacimenti del XVII secolo per rafforzare la difesa del litorale da parte dello Stato Pontificio, ma alcune radicali modifiche sono state apportate nello scorso secolo. Nei pressi della torre nella metà degli anni ’50 del secolo scorso, è stato rivenuto un importante sito preistorico risalente al paleolitico inferiore, con resti fossili di mammiferi e strumenti litici in pietra e selce. Un sito che riportò alla luce un numero così elevato di strumenti in pietra al punto da essere considerato per molti anni il più importante sito di riferimento del Paleolitico inferiore in Europa. Una curiosità: il nome dato alla torre deriva da una leggenda popolare del settecento: si narra che Pagliaccetto, fattore del principe Falconieri, avesse poteri magici e tenesse al suo servizio novantanove folletti; in una notte grazie ai folletti avrebbe costruito i novantanove fontanili della tenuta di Torrimpietra, e tutt'intorno alla torre, sempre nella stessa notte, avrebbero piantato un uliveto. Ma i poteri magici di Pagliaccetto non finivano qua… si narra che possedesse il potere di incantare qualsiasi animale. La leggenda qui prende tre percorsi per arrivare allo stesso finale… Quando fu licenziato dal suo padrone, il principe Falconieri, Pagliaccetto si fece seguire da tutti gli animali della zona  e insieme a loro si gettò in mare scomparendo tra le onde. Ancor oggi un silenzio innaturale avvolge la tenuta di Torrimpietra…ecco una versione più dettagliata della leggenda: http://www.gatc.it/articoli/pagliaccetto.htm

Fonti: Testi elaborati da TESORI DEL LAZIO  (09-2010) su http://www.tesoridellazio.it/pagina.php?area=i+tesori+del+lazio&cat=Rocche+e+torri&pag=Fiumicino+(RM)+-+loc.+Torreimpietra+-+Torre+del+Pagliaccetto,

Foto: la prime due sono state scattate dal sottoscritto, la terza è presa da http://www.sullaviadelletorri.it/it/le-torri/item/6-torre-del-pagliaccetto

sabato 24 settembre 2016

Il castello di sabato 24 settembre







FIUMICINO (RM) – Torre Primavera

La Torre di Maccarese, avamposto del vicino castello San Giorgio di Maccarese, fu edificata per volere di Papa Pio IV nel 1574-75, probabilmente sui resti di una vedetta precedente ed è situata in prossimità della foce dell'Arrone, l’antico Aro (emissario del Lago di Bracciano). E’ nota anche come Torre Primavera, e questo nome, che riguarda l’intera area circostante, probabilmente deriva dal microclima particolarmente favorevole a cui la zona è soggetta. La Torre di Maccarese è a pianta quadrata, con circa 12 metri di lato, ed è alta circa 15 metri. Si presenta ancora oggi con la robusta base a scarpa, con i rinforzi angolari in blocchi di travertino e una cordonatura che segnava il limite del primo piano dove in origine vi era l’accesso tramite una scala esterna rimovibile. Edificata tra il 1574 e il 1575, rientrava nel progetto di riorganizzazione della difesa del litorale operato dello Stato Pontificio per assicurare il controllo delle spiagge, tra Terracina e Porto Ercole, a causa della imminente invasione turca che si prospettava dopo la devastante disfatta subita nel 1560 a Gerba. Da un manoscritto del 1692 si sa che “al primo piano vi è una stanza con una scaletta per salire all’alto della torre nella piazza d’armi”. Si tramanda che nel 1748, grazie ai segnali dati dalla torre, i contadini di Maccarese riuscirono ad arrivare in tempo per bloccare i pirati che erano sbarcati sulla costa dopo che la loro nave si era arenata a causa del mare mosso. Come avamposto del castello San Giorgio di Maccarese seguì le stesse alterne vicende dei proprietari, passando dagli Alessandrini agli Anguillara e poi per i Mattei; prima della bonifica integrale del 1925 era dei Rospigliosi. La porta attuale della torre è stata aperta proprio dai Rospigliosi quando ne entrarono in possesso nel 1756. Di proprietà in quegli anni della costituenda “Maccarese Società Anonima di Bonifiche”(SAB) dopo la crisi del 1929 è stata ceduta, insieme al Castello, al borgo e a tutta la tenuta oramai bonificata, alla Banca Commerciale Italiana. Dopo il passaggio all’IRI nel 1937, nel 1998 è stata acquistata da una Holding del Gruppo Benetton, che ancora oggi la detiene come la più grande azienda agricola italiana col nome di Maccarese Spa. La sua particolarità, oggi, è la posizione: al contrario di Torre Flavia di Ladispoli (cfr. Album” Rocche, Torri e Castelli nascosti”) che deve combattere contro l’avanzare del mare e i fenomeni di arretramento della costa (se non fosse per le barriere antierosione posti in questi ultimi anni sarebbe dentro al mare a circa 80 metri dalla riva), la Torre di Maccarese è ora a circa 800 metri dalla linea di costa, nel bel mezzo dei campi, risentendo degli avanzamenti della costa legati alle piene del Fiume Tevere del vicino Arrone! Altri link utili: http://www.sullaviadelletorri.it/it/le-torri/item/4-torre-primavera, http://web.tiscali.it/lorywildweb/torre_di_maccarese_o_primavera.html

Fonti: http://www.tesoridellazio.it/pagina.php?area=I+tesori+del+Lazio&cat=Rocche+e+torri&pag=Fiumicino+(RM)+-+loc.+Fregene+-+Torre+di+Maccarese+o+Torre+di+Primavera, scheda di Anna Consoli Scudo su opuscolo “Torri e castelli della Riserva “Litorale Romano” Nord” della Associazione Onlus “Natura 2000”

Foto: la prime due sono state scattate dal sottoscritto proprio oggi (!), la terza è presa da http://www.sullaviadelletorri.it/it/le-torri/item/4-torre-primavera

venerdì 23 settembre 2016

Il castello di venerdì 23 settembre






SAN LORENZO IN BANALE (TN) - Castel Mani

Secondo la leggenda, nello stesso luogo dove sorge il maniero sarebbe esistito un castelliere celtico e poi romano. Anche il suo nome risalirebbe all'età antica: deriverebbe infatti dagli dei Manes, adorati nella zona. La costruzione di Castel Mani risale probabilmente al XII secolo anche se i primi documenti scritti che lo riguardano sono del 1207. In quell'anno il principe vescovo di Trento investì Uldarico d'Arco del feudo legato al castello. La fortezza fu edificata a presidio della strada che saliva da Castel Toblino e si congiungeva con quella che portava in val di Non e a Fai. Rimase sempre sotto il controllo vescovile e fu restaurata dal vescovo Hinderbach alla fine del Quattrocento e dal Clesio dopo la guerra dei contadini del 1525. Castel Mani fu pesantemente danneggiato nel 1786 e nel 1797 durante l'invasione napoleonica, diventando una rovina. Nel 1830 i suoi resti furono usati come cava di pietre per la costruzione del paese di San Lorenzo. Oggi di Castel Mani rimane un muro perimetrale all'interno di un giardino pubblico. I ruderi accompagnano un meraviglioso punto panoramico.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Mani, http://www.castelli.cr-surfing.net/p701.htm, http://www.brentapaganella.it/sito/artmani.php

Foto: la prima è presa da http://www.vitatrentina.it/media/cumulus/castelli-ruderi_-_castel_mani_ad_est_di_s.lorenzo_in_banale2, la seconda da http://www.mondimedievali.net/Castelli/Trentino/trento/sanlormani02.jpg

giovedì 22 settembre 2016

Il castello di giovedì 22 settembre







GROTTAMMARE (AP) - Castello

Grottammare ha origini antichissime. Vi sono tracce antropiche risalenti al neolitico. Sul suo territorio è stata scoperta una necropoli picena risalente al VII.V secolo a.C. Possesso nel Medioevo dell'Abbazia di Farfa, fu dato a Fermo nel 1214 da Aldobrandino d'Este. Tra il XIII e il XVI secolo fu a lungo contesa tra Fermo ed Ascoli. L'attuale impianto di mura fortificate risale proprio al XVI secolo, caratterizzato da violente contese con le comunità vicine e da attacchi pirateschi. Dal XVIII secolo cominciò l'espansione verso la zona costiera, il cui impianto urbanistico, opera dell'architetto di origine lombarda Pietro Augustoni, si deve all'intervento di papa Pio VI (1779). Di enorme importanza, per la storia nazionale, l'incontro che vi si tenne il 12 ottobre 1860, tra Vittorio Emanuele II, ospitato a Palazzo Laureati, e una delegazione di notabili partenopei che gli offrirono formalmente il Regno delle due Sicilie. Le fortificazioni del paese alto presentano due diversi momenti edilizi: la zona più in alto, che corrisponde al più antico insediamento e, adiacente a questa, sulle pendici del colle, lo stanziamento più recente. Il sistema murario più antico è di incerta datazione: secondo fonti archivistiche potrebbe risalire al IX-X secolo, con elementi murari del XII-XIII secolo, forse ascrivibili a un restauro concesso dal Cardinale Ranieri nel 1248, come è riportato in un documento citato in una guida del XIX secolo. Al XV-XVI secolo risale la seconda fase costruttiva, con il Torrione della Battaglia, quando le mura erano accessibili attraverso tre porte, Porta Marina a est, Porta Castello a ovest e Porta Maggiore a sud. Le fortificazioni avevano una funzione difensiva dell’abitato e dell’antico porto, molto attivo tra il XIII e il XIV secolo, come mostra anche la sua riedificazione nel 1299 per volere della città di Fermo, alla quale in questo periodo il paese era soggetto. Nel 1640-43, in occasione della guerra tra Urbano VIII e il duca di Parma Odoardo Farnese per il Ducato di Castro, Grottammare fu scelta come presidio per tutto il litorale da Ancona fino ai confini con il regno borbonico e il castello venne rafforzato e munito di cannoni. Il castello era completato da una torre che fungeva da faro che si trovava nel punto più alto della rocca. La torre-faro, probabilmente arricchita da un orologio, aveva forma cilindrica e si sviluppava su tre piani; nel 1766 fu in parte demolita perché pericolante e nei primissimi anni del XIX secolo venne abbattuta anche la porzione restante. I ruderi del castello presentano un basamento costituito da muri a scarpa in laterizio che si dispongono secondo un andamento curvilineo. Da questo basamento si elevano i resti di una torre e di un muro perimetrale che conservano ancora i beccatelli e due feritoie di artiglieria. A poca distanza si trova un’altra torre con resti di beccatelli, internamente voltata a botte, che si colloca su un basamento a scarpa. I resti sono inseriti in uno scenario molto suggestivo, sia per il panorama che si può godere sia per la ricca vegetazione, dove predominano i pini d’Aleppo.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Grottammare, http://www.comune.grottammare.ap.it/contents/Castello/380

Foto: le prime due sono cartoline della mia collezione, la terza è presa da http://www.comune.grottammare.ap.it/userfiles/image/Turismo/Castello/Castello%202.JPG