martedì 21 novembre 2017

Il castello di martedì 21 novembre






LATIANO (BR) - Torre del Solise

La costruzione di questa struttura si fa risalire al 1528, data presente sulla cornice della finestra sinistra della parte est del fabbricato, ma dovette essere eretta molti anni prima perché, molto probabilmente, tale data indica solo l’anno di restauro. Alcuni studiosi sostengono invece che il numero “2” della data 1528 sia stato confuso con il numero “9” e che quindi la Torre sia stata riedificata nel 1598 e che venne costruita da Paolo Francone come sua casa di abitazione prima di divenire feudatario di Latiano nel 1600. Dopo diversi proprietari la Torre passò a Gaspare De Nitto e in seguito ai suoi nipoti che la divisero in due parti, la torre vera e propria poi fu rivenduta nella metà del 900 alla famiglia Nacci che a causa dello stato pericolante dell'edificio, iniziò, nel 1979, l’abbattimento dello stabile per destinare l’area ad edificazione. L’abbattimento fu bloccato con decreto della Soprintendenza del 21. 6. 79. La Regione si impegnò per il restauro e l'eventuale acquisto dell'immobile. Solo nel 2003 è stata acquistata dal Comune. La Torre ha pianta quadrangolare, con volte a crociera, a stella e a botte e il pavimento in basolato calcareo; si sviluppa su tre livelli: il piano terra, l’ammezzato e il piano nobile. Le facciate sono arricchite da eleganti finestre con cornici e timpani finemente decorati, mentre l’ingresso principale presenta due aperture tarde che hanno alterato la fisionomia originaria di una più antica finestra. Le finestre hanno incisi dei motti simili a quelli del Castello o Palazzo Imperiali (https://castelliere.blogspot.it/2011/12/il-castello-di-giovedi-1-dicembre.html). Di notevole fattura è il portale rinascimentale a tutto sesto ornato da una raffinata cornice. L’Ufficio IAT, ossia l’ufficio comunale di informazione e accoglienza turistica, nato nel 2010 come punto d’informazione per turisti e cittadini (allo scopo di promuovere e valorizzare il territorio locale, sotto l’aspetto storico, culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico)si trova presso la prestigiosa sede della Torre del Solise. Altri link suggeriti: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/115813/latiano-la-torre-del-solise-torna-a-splendere-nella-notte-senza-ombre.html, http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=1091 (visita virtuale).

Fonti: http://www.prolocolatiano.it/index.php/latiano/monumenti-e-chiese/monumenti/torre-del-solise, http://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/brindisi/latiano02.htm, http://www.iatlatiano.it/tag/torre-del-solise/, https://www.viaggiareinpuglia.it/at/2/castellotorre/2935/it/Torre-del-Solise-

Foto: la prima è presa da http://brindisimedievale.blogspot.it/2017/04/la-torre-del-solise-latiano.html, la seconda è presa da http://www.brindisiweb.it/provincia/latiano.asp

lunedì 20 novembre 2017

Il castello di lunedì 20 novembre




ARZAGO D'ADDA (BG) - Castello de Capitani

Dopo il periodo dell'impero romano il paese fu soggetto alle scorrerie delle orde barbariche, seguite dall'arrivo dei Longobardi. A questo periodo risale il documento conosciuto come il testamento di Taido, che, datato 774, cita l'esistenza dell'antica chiesa di San Lorenzo. Questa costruzione era sede battesimale, nonché matrice di tutte le chiese minori dei borghi vicini. Con l'avvento del Medioevo il paese, colpito dalle lotte fratricide tra guelfi e ghibellini, si dotò di fortificazioni a scopo difensivo, tra cui alcune torri ed un castello, nel quale viveva la famiglia dei de' Capitani, detentrice del potere feudale fin dal 1030. In quel periodo si consolidò una curiosa tradizione: il podestà appena eletto doveva abbracciare una colonna mozza, risalente al periodo romano, e pronunciare la formula del giuramento. Nei secoli seguenti si verificò la dominazione del Ducato di Milano che inglobò i comuni all'epoca cremonesi della Gera d'Adda e che durò fino al 1797. Tra i secoli XV e XVII crebbe in Arzago il potere di un ramo della famiglia Carcano, patrizia milanese, che detenne ininterrottamente per cinque generazioni la carica religiosa di prevosto d'Arzago, tanto da rendere comune la denominazione della famiglia come Carcano d'Arzago. I cinque prevosti Carcano furono in successione: D. Giampietro (nel secondo Quattrocento), D. Giovanni, D. Pietro Paolo, D. Giorgio e, infine, D. Luigi (nel primo Seicento). Nel Settecento comparve infine un ramo della nobile famiglia Sessa, che avrebbe detenuto per i successivi due secoli il giuspatronato sulla chiesa campestre della Beata Vergine del Rosario presso la Cascina Ravaiola: ciò avvenne a seguito del matrimonio celebrato a Milano nel 1699 fra Giuseppe Maria Sessa e Livia Binaghi, la cui famiglia già possedeva cospicui beni nella vicina Brignano. I loro figli, i nobili Carlo e il sacerdote Giacomo Sessa, acquistarono la Cascina Ravaiola dai marchesi Visconti Ajmi negli anni '30 del Settecento: dapprima utilizzata come tenuta di campagna, essa divenne residenza abituale della famiglia solo a partire dall'Ottocento. Molto importante è il castello della famiglia de Capitani d'Arzago, situato in via Porro, nei pressi della Parrochiale, che venne ristrutturato nel XVI e XVII secolo, adibito a residenza signorile, presenta ancora le mura d'ingresso in mattoni, con due notevoli portali a tutto sesto iscritti in cornici rettangolari; uno di essi (quello centrale) è sovrastato da quattro piccole statue raffiguranti le quattro stagioni. Dell'assetto seicentesco avanza il portichetto di tre archi a sesto scemo sorretti da due colonne e capitelli in pietra. Le strutture portanti sono in mattone misto a ciottoli di fiume. I soffitti sono in legno e il manto in coppi. Poi, però, il castello fu venduto e divenne un'osteria fino al secolo scorso. Nell'edificio, durante i restauri sono stati ritrovati degli affreschi raffiguranti fregi allegorici e, nella parte posteriore, è stato ritrovato lo stemma dei de Capitani d'Arzago, che prima non era visibile. Di questo stemma si parla anche in un manoscritto anonimo di fine Ottocento, conservato nell'archivio parrocchiale di Arzago, riguardante la famiglia de Capitani: ''...nell'antico castello, ove in oggi trovasi un'osteria di campagna, affatto lombarda, vi è tuttora dipinta l'arma de Capitani d'Arzago.''. Oggi è di proprietà comunale e da alcuni anni vi si svolgono manifestazioni estive all'aperto.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Arzago_d%27Adda, http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/RL560-00019/, http://www.comune.arzago.bg.it/storia_e_cultura.aspx.

Foto: la prima è presa da http://www.lombardiabeniculturali.it/img_db/bca/RL560/1/l/19_rl560-00019_01.jpg, la seconda è presa da http://www.lombardiabeniculturali.it/img_db/bca/RL560/1/l/19_f013_522.jpg

sabato 18 novembre 2017

Il castello di domenica 19 novembre



MARA (SS) – Castello Doria di Bonu Ighinu (o Bonvehi)
Il castello di Bonvehì o Bonu Ighinu (Sardo “Buon Vicino”), abbandonato dalla prima metà del XV secolo, è descritto come un rudere nel 1580, quando lo storico G. Fara ne diede notizia citando anche il borgo medievale (Bonvicinus Castrum) che si estendeva ai suoi piedi, nei pressi della chiesa di Punta Santa Caderina. Fu costruito nel tardo XIII secolo dalla famiglia genovese dei Doria - che era riuscita consolidare la propria presenza nel nord ovest della Sardegna - contemporaneamente a quello di Monteleone in un’epoca nella quale il territorio fu rinforzato con la fondazione di una rete di castelli, residenze fortificate e simboli del potere. Assolveva al ruolo di avamposto militare in quanto sorge su un’altura strategica che gode di ottimo dominio visivo . Una possente cortina muraria cingeva uno sperone roccioso: se ne conserva un tratto ad angolo sul lato settentrionale della cima, dal quale attualmente vi si accede attraverso un varco creatosi fra i numerosi crolli che non ne rendono leggibile lo sviluppo planimetrico. Un accesso era protetto da una torre circolare della quale si conserva parte dell’alzato, tracce di fondazioni accanto alla cortina sembrano riferirsi a una seconda vedetta. All’interno si localizzano due cisterne, una più in alto, presenta pianta rettangolare e si chiude con volta a botte, l’altra a una quota inferiore, si localizza nel versante sud ovest. Alterne vicende di guerra videro la roccaforte, ora in mano Arborea, ora ai Doria, ed infine agli Aragonesi. Nel 1435-36, il Castello assieme a quello di Monteleone, fu smantellato dagli aragonesi, aiutati nell'impresa da cavalieri provenienti soprattutto da Alghero. Uno di essi, un certo Pietro di Ferreras, in cambio dei servizi prestati al sovrano, ottenne le ville e i territori di Mara e Padria, con diritto di amplificazione e di abilitazione delle femmine alla successione del feudo. Altri link suggeriti: http://wikimapia.org/13052873/it/Castello-di-Bonvehi-o-di-Bonuighinu#/photo/3141567, https://www.youtube.com/watch?v=iVdFoOZptbc (video di Mariano Cazzari), http://www.lamiasardegna.it/files/mara.htm

Foto: entrambe di giupetre su http://mapio.net/a/67872352/?lang=ja



Il castello di sabato 18 novembre




BAGNO DI ROMAGNA (FC) – Castello di Corzano

Corzano è un antico e potente borgo con castello posto sulla cima del colle omonimo (mt.676).
La sua posizione, nel punto in cui si uniscono le strade che provengono da Forlì (Romipeta) e da Cesena (Sarsinate), ne fece nell'antichità un maniero di grande importanza strategica. Già di proprietà dei conti Guidi, poi dei Gambacorta ed infine sotto il dominio di Firenze, nel 1527 fu quasi completamente distrutto dai Lanzichenecchi, che al comando di Carlo di Borbone marciavano su Roma. Dell'antico castello restano imponenti ruderi, caratteristica la porta ad arco aperta sul vuoto, che si affaccia verso l'abitato di Bagno di Romagna. Le prime notizie su questo monumento appaiono nelle Descriptio Romandiole, fatte stilare dal cardinale Anglic Grimoard de Grisac, fratello del papa Urbano V. Il castello, o meglio, al tempo ancora castrum, ci appare posto su un colle circondato da una cinta di mura, con un’alta e forte rocca che domina l’intera Valle del Savio e posta a guardia delle vie di comunicazione. Corzano non è altro che una delle tante rocche che costellano e delimitano il territorio dei conti Guidi, dominatori della regione nel tardo 1300, e che difendono i piccoli borghi posti ai loro piedi, nel nostro caso Burgus Sancti Petri, che poi diventò San Piero. Corzano visse un periodo relativamente tranquillo fino al 1400, quando, dopo aver sconfitto le truppe fiorentine ad Imola, un comandante di Ventura al soldo del duca di Milano, Agnolo della Pergola, decise di assediarlo. Dopo varie peripezie, Corzano venne conquistato e il comando del castello passò nel 1433 ai Gambacorti. Nel Cinquecento il castello, e soprattutto il borgo sottostante, erano una comunità laboriosa in continua espansione, e particolarmente famoso era il suo mercato, aperto a tutti gli scambi. Ma nel 1527 arrivò in queste terre il Borbone, comandante dei Lanzichenecchi, diretto verso Roma, e passando per Corzano lo assaltò per rifornirsi di viveri. Dai documenti dell’epoca, sembra che la rocca non sia stata distrutta, ma soltanto danneggiata, e con poche spese la si potrebbe restaurare. Difatti nel 1538 tal mastro Brandanio venne pagato per riassestare la rocca. Negli anni successivi però il castello perse la sua importanza e prima venne usato come magazzino, poi fu completamente abbandonato, poiché ormai S. Piero si era dotato di un castello suo. Corzano subì un lento declino, fino ai giorni nostri. Sono rimaste soltante poche rovine oggi, oltre alle gallerie del castello, prive di qualsiasi valenza artistica. Ciò che conta, quando si parla di Corzano, non è la bellezza del castello o lo stile in cui è stato costruito ma è il suo rapporto con ognuno degli abitanti di quei luoghi, un rapporto intrinseco e inscindibile. Il castello infatti è sempre stato vicino ai sampierani, custodendoli dall’alto per più di 8 secoli, silenzioso e immobile. In quelle mura rovinate e abbandonate si riconosce l’origine di ciò che è ora S. Piero, la sorgente del patrimonio culturale e popolare degli abitanti. Altri link suggeriti: http://www.cairavenna.it/wp-content/uploads/2014/10/AG_2014-10-26-Cenni-storici.pdf,

Fonti: http://www.appenninoromagnolo.it/castelli/corzano.asp, testo di A. Castigliego su http://www.geometriefluide.com/pagina.asp?cat=corzano&prod=castello-corzano,


Foto: la prima è presa da http://www.appenninoromagnolo.it/foto/bagno/foto/corzano1.jpg, la seconda è presa da https://www.minube.it/posto-preferito/ruderi-di-corzano-a904611

venerdì 17 novembre 2017

Il castello di venerdì 17 novembre







CEPAGATTI (PE) - Castello Marcantonio e Torre Longobarda

La torre ed il castello furono edificati durante la dominazione longobarda sulle basi di una villa romana preesistente: due mondi e due grandi storie si sarebbero così in qualche modo fuse per restituirsi ad oggi quali simbolo del paese. Allora il castello era un punto di passaggio fondamentale e chiunque si recasse di qui doveva pagare una sorta di pedaggio, tanto che la leggenda popolare vuole che dal “ci pagate”, proveniente dalle voci della guarnigione del forte, derivi l’attuale nome di Cepagatti. Secondo altre ipotesi le origini del nome si possono far riferire ai termini latini captus pagus (villaggio conquistato), cis pagus teatis (villaggio al di qua di Teate “Chieti”), o ancora alla parola “ceppaia”, che starebbe ad indicare un luogo ricco di fascine di rami secchi. Oggi però di quell’epoca resta di originale solo il torrione quadrato meglio conosciuto come la Torre Alex, dal nome di uno dei signori di Cepagatti della famiglia dei Valignani, che fu in epoca successiva inglobato in un’altra costruzione fino a prendere le caratteristiche odierne. La Torre Alex, probabilmente risalente al VI – VII secolo, dalle possenti mura larghe 3 metri e con i suoi 24 metri d’altezza, sovrasta tutta la zona circostante ed è il simbolo del paese di Cepagatti. Fu realizzata quale presidio dell’incrocio viario, nascendo dunque già in epoca bizantina quale punto di difesa del porto di Aternum (Pescara). Si vuole come torre di segnalazione allineata con l'altra sita, un tempo, in località Forca di Penne. Costruita in laterizio, si alza su quattro livelli e si conclude con un camminamento perimetrale e vano centrale con tetto a quattro falde, realizzato nel corso del XX secolo. Fino a questa data, il camminamento era a cielo aperto e protetto da merli. La torre è fondamentalmente legata al Castello Marcantonio, che fu ampiamente rimaneggiato nel 1346. Di proprietà degli Angioini, Isabella di Lorena assegnò il feudo a Chieti. Il castello nel XVIII secolo è stato ristrutturato e ha mantenuto la conformazione rinascimentale, con merlature e beccatelli. Ha pianta rettangolare ed è collegato alla torre con un arco urbico decorato da merli. Il palazzo baronale ha una cornice marcapiano con oblò di varie pietre preziose di diverso colore. L'interno ha una grande sala centrale e arcate a tutto sesto. In questo angolo dove il tempo ha lasciato la sua decisa impronta, si sono susseguite le vicende delle famiglie feudatarie del paese, la più importante delle quali fu proprio quella dei succitati Valignani, i quali ereditarono il feudo nel 1458 per successione di Antonio Profeta. La famiglia abitò il castello per circa quattro secoli contribuendo ad arricchire il paese e tutto il territorio circostante, modernizzandone l’economia attraverso il disboscamento dell’area e la concessione di  terreni ai contadini. Nel 1632 divenne signore di Cepagatti Alessandro Valignani, al quale quasi certamente fa riferimento il nome della Torre. Alla sua morte il feudo passò prima a Giacomo e poi a Federico, cui si può ricondurre la lapide datata al 1730 e conservata nell’atrio nel castello sulla quale si cita ad un restauro avvenuto proprio in quell’anno in occasione delle nozze di una delle figlie di Federico con il Duca Don Cesare Monticelli Della Valle. All’epoca di Federico inoltre risale uno dei periodi più floridi dal punto di vista culturale, dato che il marchese fu un illustre membro dell’accademia dell’Arcadia e, sotto lo pseudonimo di Nivalgo Aliarteo, fondò a Chieti nel 1720 la colonia “Tegea”  dell’Arcadia Romana, nella quale furono chiamati a raccolta i principali esponenti dell’aristocrazia e della cultura del capoluogo teatino. Anche Cepagatti dunque, in quanto feudo dei Valignani, dovette di sicuro subire l’influenza di un periodo così vivo e pieno di fermenti culturali. Per eredità infine, dal momento che Federico morì senza figli maschi, il castello passò ai Della Valle che furono i suoi legittimi successori visto il matrimonio di Anna Ninfa, una delle figlie di Federico, con uno degli esponenti della succitata famiglia. Attualmente la struttura, di recente restaurata con cura e molta attenzione riservata alla valorizzazione storica, appartiene alla famiglia Marcantonio che l’acquistò nel 1904 nella persona di Camillo a nome dei figli Ireneo e Nicola. La storia millenaria del castello è raccontata dalle opere murarie che testimoniano l’evolversi della struttura nel corso dei secoli. Il castello, infatti, sorge sui resti di una villa di epoca romana e ne ha conservato intatte le cisterne e le mura inferiori, mirabile esempio di “opus reticulatum”. Il corpo principale, oggi articolato su quattro livelli con una superficie totale di circa 1.600 mq, ha subito nel corso del tempo diversi restauri che ne hanno preservato l’autenticità. Oggi l'edificio è stato riconvertito al fine di poter ospitare cerimonie, matrimoni o incontri d’affari dove è possibile respirare la storia ad ogni angolo, in un’atmosfera unica ed affascinante.. L’arco che collega la torre al castello, una delle dimore storiche più belle di questa zona d’Abruzzo, era l’antica porta di accesso al paese. Completa la struttura la suggestiva chiesetta di San Rocco, costruita dai Valignani per ringraziare il Santo di averli salvati dalla peste del 1657. Recentemente, durante lavori di scavo nei pressi della torre, sono state scoperte grandi anfore olearie romane. Altro link suggerito:https://www.youtube.com/watch?v=PAGHSptrWYQ (video di Matrimonio.com).


Fonti: http://www2.regione.abruzzo.it/xCultura/index.asp?modello=torrepe&servizio=xList&stileDiv=monoLeft&template=intIndex&b=menuTorr4792&tom=792, https://it.wikipedia.org/wiki/Cepagatti, http://www.castellomarcantonio.it/index.php (sito web ufficiale), http://www.tesoridabruzzo.com/cepagatti-feudo-della-storia-dabruzzo/#sthash.MaQaOICA.dpbs

Foto: la prima è presa da https://cdn0.matrimonio.com/emp/fotos/9/0/2/7/810-7979_2_149027.jpg, la seconda è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Abruzzo/pescara/cepagat01.jpg; infine, la terza, relativa alla sola torre, è presa da http://www.regione.abruzzo.it/#  

giovedì 16 novembre 2017

Il castello di giovedì 16 novembre






SIENA - Castello di Belcaro

Fu fondato da un certo Marescotti intorno al 1190; le prime notizie sulla sua esistenza si trovano in una pergamena del 1199 all'archivio di Stato di Siena, che ne ricorda i proprietari, Guido e Curtonecchia di Marescotto. Sulle origini del nome esistono solo leggende: una dama del castello, attendendo il ritorno del suo sposo dalla guerra e passeggiando sulle mura con il suo bambino in braccio, nello scorgere il marito all'orizzonte avrebbe proteso le braccia verso di lui, facendo cadere il bimbo nel giardino sotto le mura. Per questo la donna avrebbe esclamato rivolta verso lo sposo: «Sei bello, ma mi costi caro!». Da allora il castello fu chiamato "Belcaro". Nel 1258 è ricordato da Sigismondo Tizio uno scontro tra guelfi e ghibellini che ridusse in rovina il castello; successivamente nel 1269 venne distrutto ancora. Nel Trecento passò alla famiglia Salimbeni, i quali ne rivendettero le macerie ai Salvini nel 1375. Nanni di ser Vanni, appartenente a quest'ultima famiglia, ne fece dono nel 1376 a santa Caterina da Siena, che lo fece trasformare in un convento per le monache, con il nome di Santa Maria degli Angeli. Non passò molto tempo che il castello tornò in possesso dei Salvini, i quali lo vendettero nel 1408 ai Bellanti, che lo restaurarono. Nel 1525 venne acquistato dal banchiere Crescenzio Turamini, la quale gli dette la sua forma attuale. Il restauro e la riedificazione furono affidati a Baldassarre Peruzzi, come testimonia anche un progetto conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi. In realtà non è chiaro quanto resti oggi del progetto originale del Peruzzi, sebbene alla sua mano siano riferibili alcuni affreschi all'interno della villa, come il Giudizio di Paride. Nel 1554 fu assalito dall'esercito imperiale di Carlo V che combatteva contro i senesi dopo essersi alleato con l'esercito francese, capitanato dal duca di Belforte. Il castello divenne di proprietà di Cosimo I de' Medici, come ricorda una lapide apposta sulle mura; fu il suo parente Giangiacomo de' Medici ad occuparsi della ricostruzione. Quest'ultimo, che era Marchese di Marignano, utilizzò il castello come base per l'assedio che poi portò alla caduta di Siena con la conseguente sua annessione a Firenze. Nel 1710 il castello fu acquistato dalla famiglia Camajori che, nel 1802, ne commissionò il restauro all'architetto Serafino Belli, rifacendo la facciata della villa interna in stile neorinascimentale. Nel 1944 il castello fu sequestrato dalla truppe tedesche che ne fecero un ospedale militare. Subì vari danni, restaurati poi dal proprietario Giuseppe Lapo Barzellotti. Gli importanti restauri, dentro e fuori la villa, ne fanno oggi uno dei castelli meglio conservati di tutta la provincia di Siena. Il complesso è interamente compreso in una cinta muraria a forma di cuneo, ed è composto da vari edifici che si articolano attorno a tre spazi aperti: un giardino e due corti. Il portale di accesso, protetto da due piombatoi e a sinistra da un torrione semicircolare con due archibugiere, si trova sul lato ovest. Immette nel primo cortile, di stile medievale e forma triangolare, dove si affacciano i locali di servizio addossati alla fortificazione e alla villa e caratterizzati da terminazioni aggettanti su archetti pensili e mensole in laterizio. Attraverso un'apertura ad arco ribassato, si giunge nel secondo cortile, quello principale, in stile rinascimentale e lastricato in cotto a spina di pesce. Sul cortile principale si affacciano l'edificio padronale, che si sviluppa su tre piani ed ha forma rettangolare, e la casa del custode, un tempo usata dai servitori. La forma rettangolare fu creata in un intervento dell'architetto Partini del 1865-70, che creò i due paramenti-filtro confinanti rispettivamente col cortile di accesso e col giardino, e la casa di servizio, che si ispirò ai disegni del Peruzzi, sebbene su scala leggermente ingrandita. Qui, vicino al passaggio verso il giardino, si trova anche il pozzo. Il prospetto principale della villa, affacciato sul cortile e opera neoclassica di Serafino Belli, mostra tre ordini con otto assi di aperture: al piano terra, coperto da bugnato, si trovano portali incorniciati e di foggia varia (ad arco a tutto sesto o architravati), oltre ad alcune aperture sono tamponate. Qui una lapide marmorea ricorda la visita di Margherita di Savoia. Ai piani superiori le finestre mostrano timpani curvilinei e, all'ultimo piano, architravi. Cornici marcadavanzale corrono lungo tutto l'edificio, con particolare cura nel disegno di quella al secondo piano. Il cornicione a dentelli fa da base alla copertura a padiglione di scarso aggetto. L'edificio di servizio sul lato opposto mostra due livelli e prospetto classicheggiante, con tre aperture timpanate a sesto scemo (al centro) o triangolari (ai lati). Dentro la villa la decorazione più illustre è l'affresco del giudizio di Paride, realizzato da Baldassarre Peruzzi. Dietro al giudice-pastore si possono notare le Grazie, ognuna con un vaso diverso. Paride siede sopra uno scoglio, in mezzo alle tre contendenti, ognuna delle quali è contraddistinta da un diverso uccello: il pavone per Giunone, la civetta per Minerva e la colomba per Venere. Quest'ultima appare sorridente e sicura della sua vittoria. In lontananza, tra le nuvole, si può scorgere il consiglio degli dei sostenuto dalle spalle di Atlante. Quasi metà dello spazio interno alle mura è occupata dal giardino, che confina per tre quarti con le mura stesse. Il giardino, situato in uno spazio di forma trapezoidale, comprende a sinistra la cappella, e nella parte terminale un loggiato ad arcate affrescato con figure, ghirlande di fiori, frutta e uccelli. L'area verde progettata dal Peruzzi, come giardino segreto separato da un orto, è attualmente divisa in sei aiuole bordate di bosso e decorate con arbusti. Originariamente l'ingresso all'orto e al giardino non avveniva tramite il muro, che costituiva una quinta architettonica per il cortile rinascimentale, ma per mezzo di un'apertura sul lato estremo delle mura. Il Peruzzi, incidendo lungo la cinta muraria un passaggio perimetrico, creò un singolare percorso sopraelevato, che separa il giardino dal bosco di lecci attorno al castello. All'interno del giardino vi è anche una limonaia. La cappella, intitolata ai santi Giacomo e Cristoforo, ha l'esterno semplice, con facciata a capanna timpanata e arricchita da due lesene ai lati e da un San Jacopo a robbiana nel timpano. Sopra la porta d'ingresso, semplicemente architravata, si trova un oculo circolare. L'interno è ad aula unica, coperta a botte, e completata da un'abside dietro l'altare. Interamente affrescata, ha alle pareti finte specchiature marmoree e grottesche a monocromo su sfondo dorato in larga parte frutto dei restauri ottocenteschi. Nella volta, divisa in scomparti, sono dipinti agli angoli coppie di angeli che reggono un candelabro con la fiaccola accesa; sui lati i quattro evangelisti con i rispettivi simboli, e al centro uno stemma araldico. Sull'abside si trovano dei santi a tutta figura, san Pietro e san Paolo, affiancati da riquadri con scene di martirio. Al centro un grande affresco con la Madonna col Bambino tra i santi Caterina da Siena, Sebastiano, Cristoforo e Caterina d'Alessandria. In alto, nella cupoletta, quindici quadretti con le otto sibillee quattro scene della Passione e resurrezione di Gesù. Sempre sul giardino si affacciano le logge, leggermente arretrate rispetto alla cappella e composte da tre arcate a tutto sesto oggi chiuse da vetrate. All'interno, nelle tre campate, sono raffigurate storie mitologiche. Sulla volta a destra sono rappresentati miti riguardanti la dea Diana, su quella centrale sono raffigurate le Tre Grazie e gli Amori di Venere, mentre su quella a sinistra il Ratto di Europa. Il tutto è contornato da un finto pergolato, ricco di foglie, uccelli e frutta, con agli angoli dei vivaci mascheroni. Questi affreschi e quelli della cappella erano un tempo attribuiti al Peruzzi, ma studi più approfonditi hanno permesso di assegnarli a un allievo di quest'ultimo, Giorgio di Giovanni. Furono restaurati (abbastanza pesantemente in alcuni punti) alla fine dell'Ottocento dal pittore Ernesto Sprega, che comunque ebbe il pregio di rimuovere quei "rimaneggiamenti morali", che avevano coperto le scene mitologiche più licenziose. Tutto il perimetro delle mura è percorribile attraverso il camminamento, un tempo usato con funzioni difensive. Vi si accede dal primo cortile, e si innesta direttamente nel piano nobile della villa. Ha il suo culmine nel torrino sopra la loggia, da cui si vedeva, prima che la vegetazione la coprisse, la città di Siena. Si scorgono comunque in lontananza la villa le Volte, l'eremo di Lecceto e la villa di Santa Colomba, presso Monteriggioni. Il castello è aperto al pubblico ogni primo lunedì del mese. Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=ualnk6NN8b4 (video di Luigi Fabiani), http://www.sienaonline.it/castello_belcaro.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Belcaro, http://www.fortezze.it/castello_belcaro_it.html, http://www.regione.toscana.it/-/castello-di-belcaro

Foto: la prima è di Matteo Tani su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Belcaro#/media/File:SDC12492_Castello_di_Belcaro.JPG, la seconda è presa da http://www.siena-guide.com/west-of-siena.htm


mercoledì 15 novembre 2017

Il castello di mercoledì 15 novembre






PESCINA (AQ) - Torre in frazione Venere dei Marsi

Venere fu già dal basso medioevo un importante presidio militare, nel XIII secolo fu edificato il "Castrum Veneris" composto di tre torri gemelle d'avvistamento e controllo sul lago Fucino poste in connessione ed allineate con le altre presenti sulle alture fucensi. Soltanto una delle tre torri è rimasta in piedi ed è ancora visibile. La bolle papali risalenti al XVII secolo citano le chiese di San Bartolomeo, San Gervasio, San Pietro, Santa Maria e la chiesa parrocchiale di San Silvestro. Il paese fu distrutto dal terremoto della Marsica del 1915 che causò un alto numero di vittime. Il borgo antico, posto alle pendici del monte che lo sovrasta, è stato faticosamente ricostruito, mentre il borgo nuovo si è sviluppato più a valle oltre la strada provinciale Sarentina. Le tre torri sono state costruite nel corso del XIII secolo dai Berardi proprietari a più riprese della baronia di Pescina, nell'ambito del territorio del paese di Venere dei Marsi eletta già da tempo come presidio militare vista la sua posizione dominante sul vecchio Lago Fucino. La struttura delle torri era a base cilindrica e svettavano su una rupe dominanti il lato orientale del vecchio Lago Fucino. Le tre torri sono state erette in una posizione che consentisse un collegamento visivo ottimale con tutte le altre fortificazioni presenti intorno al Lago Fucino. Il compito di queste era di sorveglianza dell'immensa area lacustre da possibili attacchi esterni e di controllo sulla parte interna alla contea, di cui il lago costituiva la risorsa più importante. Attualmente dopo la distruzione delle altre due torri dopo il terremoto del 1915, la torre rimanente ha urgente bisogno di restauro, che tuttavia ha mostrato di essere assai resistente, riuscendo a superare anche i terremoti dell'Aquila del 2009 e di Amatrice del 2016. La struttura irregolare è realizzata in pezzame di calcare di piccole dimensioni tenute insieme con malta. La discontinuità costruttiva della parte superiore dimostra segni di rimaneggiamenti effettuati, presumibilmente, in epoca borbonica. Altro link suggerito: http://www.comune.pescina.aq.it/storia-di-venere/ 

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Venere_dei_Marsi, http://www2.regione.abruzzo.it/xCultura/index.asp?modello=torreaq&servizio=xList&stileDiv=monoLeft&template=intIndex&b=menuTorr2775&tom=775, http://digilander.libero.it/webmarsica/TORRE%20DI%20VENERE.htm

Foto: sono entrambe di Marica Massaro, la prima su https://it.wikipedia.org/wiki/Venere_dei_Marsi#/media/File:Torre_di_Venere_dei_Marsi_6.jpg, la seconda su https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Torre_di_Venere_dei_Marsi_1.jpg